Anima Holding, i conti reggono l’urto della guerra e della fuga di Etica: per gli analisti arriva il bis di “hold”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il primo trimestre del 2026 consegna al mercato una fotografia, di Anima Holding, che evidenzia una robustezza di fondo capace di assorbire, e di fatto neutralizzare, due scossoni di rilievo: da un lato la perdita del mandato di gestione di Etica SGR – un evento, questo, annunciato e ampiamente preventivato dai vertici della società – e dall’altro la violenta ondata di volatilità registrata a marzo, conseguenza diretta dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. Nonostante questi venti contrari, il gestionario milanese ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con ricavi totali in salita del 5% su base annua, toccando quota 140,6 milioni di euro.

A guardare il dato dell’utile netto consolidato, che sconta un calo del 14% attestandosi a 61,4 milioni, si potrebbe pensare a una battuta d’arresto; eppure, come spesso accade in queste dinamiche, è necessario scostare il velo delle poste straordinarie per cogliere la sostanza. Se si depura il risultato dalle componenti non ricorrenti – nel primo trimestre del 2025 era presente una rilevante plusvalenza una tantum – l’utile netto normalizzato vola invece del 13% a 69,9 milioni, un dato che ha sorpreso positivamente gli esperti, superando del 4% le loro proiezioni. Questo scostamento, tra la flessione della voce “headline” e la crescita di quella “adjusted”, racconta meglio di qualsiasi altra cifra la resilienza operativa del gruppo guidato da Saverio Perissinotto, che ha saputo compensare le uscite con una gestione attenta dei costi e un contributo sostanzialmente stabile delle commissioni di performance, ferme a 29,3 milioni.

La ressa dei broker: Equita, Ubs e Intesa si allineano sul “neutral”

Le reazioni della comunità finanziaria non si sono fatte attendere, e dalla selva dei report diffusi nelle ore successive alla pubblicazione delle trimestrali emerge un quadro sorprendentemente coeso, benché non privo di sfumature tecniche. Equita Sim, che ha alzato il tiro delle stime sull’utile adjusted per il triennio 2026-2028 di circa il 2%, ha confermato senza tentennamenti la raccomandazione “hold”, accompagnandola con un prezzo obiettivo portato a 7,3 euro. I nodi da sciogliere, per gli analisti di Piazza Affari, restano legati alla piena integrazione nel perimetro di Banco Bpm – avvenuta formalmente nello scorso aprile – e alla conseguente riconfigurazione strategica delle masse.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è mossa Ubs, che ha ribadito il giudizio “neutral” con target a 6,7 euro, sottolineando nelle proprie note come i dati trimestrali siano risultati “migliori delle attese, trainati dalle commissioni di performance e dai costi”, questi ultimi tenuti sostanzialmente sotto controllo dalla governance nonostante le turbolenze. Né si discosta da questo coro Intesa Sanpaolo, che ha rinnovato la propria visione “neutral” (con prezzo obiettivo sempre a 6,7 euro), rilevando come l’utile netto abbia superato le stime del 7,4% grazie a un Ebit più solido del previsto e a un tax rate inferiore alle attese. Un coro di voci, insomma, che invita alla prudenza ma che non nasconde la sorpresa per la tenuta dei fondamentali.

Masse in uscita (pesanti) e cassa in crescita: il paradosso della raccolta netta

Se i conti sorridono, lo stesso non si può dire per il capitolo della raccolta netta, dove i numeri, presi a sé stanti, sembrerebbero urlare una crisi. Nel trimestre, i deflussi netti – escludendo i mandati assicurativi del ramo I – sono stati negativi per 5,8 miliardi di euro; una emorragia, verrebbe da dire, se non fosse che la quasi totalità di questa cifra (circa 5,7 miliardi) è ascrivibile proprio alla cessazione del rapporto con Etica Sgr. Tolto questo effetto, che gli addetti ai lavori definiscono “tecnico” perché programmato, la dinamica commerciale sottostante è risultata sostanzialmente piatta, con il canale retail addirittura marginalmente positivo.

E proprio qui sta il paradosso più affascinante della situazione: mentre fuoriuscivano miliardi per la porta principale, le masse totali in gestione e amministrazione sono comunque riuscite a salire dell’1% su base annua, portandosi a 203,3 miliardi. A garantire questa tenuta ci ha pensato l’effetto mercato – la risalita dei listini – e, soprattutto, una posizione finanziaria netta che ha assunto le proporzioni di un vero e proprio colosso. Il cash netto di Anima è letteralmente balzato a 558,3 milioni, più del doppio rispetto ai 221,3 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente, a riprova di una capacità di generare liquidità che non viene intaccata nemmeno dalle tempeste geopolitiche.

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