Milan batte la Lazio tra polemiche e un'alba da capolista

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un primo tempo di studio, quasi sonnolento, aveva fatto presagire una serata diversa, una di quelle in cui la fatica non trova la via della rete e lo spettacolo si arena tra tentativi maldestri e geometrie interrotte. La partita, invece, si è accesa nel momento in cui sembrava ormai avviata verso un epilogo scontato, dopo il gol di Rafa Leao che aveva spezzato l'equilibrio e costretto la Lazio a un assedio sempre più disperato. Proprio quando il fischio finale pareva imminente, l'arbitro Collu ha deciso di concedere cinque minuti di recupero, una quantità di tempo che ha generato non poca perplessità tra gli addetti ai lavori e che si è rivelata, di fatto, la miccia per una conclusione pirotecnica. È nell'ultimo, concitato affanno della gara che la palla, proveniente da un cross di Tavares, ha trovato il Corpo di Romagnoli il quale, libero in area di tiro, ha stoccato di piatto un pallone che, nel suo tragitto, ha trovato come ultimo ostacolo il gomito di Pavlovic, all'episo-dio strettamente marcato da Marusic.

Il Var, il silenzio e il finimondo

L'azione, che ha immediatamente scatenato le veementi proteste dei giocatori laziali, è stata sottoposta all'esame della Video Assistant Referee, il cui intervento, però, non ha portato a una revisione della decisione iniziale di far proseguire il gioco. L'assenza della chiamata al monitor da parte di Collu, nonostante il richiamo da parte del VAR Di Paolo, ha di fatto archiviato le pretese di rigore, alimentando un malcontento che si è rapidamente trasformato in tensione palpabile sul terreno di gioco. A rendere ancor più amara la serata per gli ospiti, il ricordo dell'intervento risolutivo di Mike Maignan su un colpo di testa di Gila, un'azione che aveva già dimostrato come la fortuna, in quella notte, non fosse dalla loro parte; il portiere francese, con una parata di puro istinto, aveva infatti preservato il risultato in un momento in cui la Lazio sembrava poter scrivere una storia diversa.

L'espulsione di Allegri e le scintille finali

È in questo clima rovente che si è consumato l'ennesimo "spogliarello" di Massimiliano Allegri, il cui temperamento ha preso il sopravvento nel bel mezzo delle proteste per l'episodio discusso. L'allenatore milanista, affrontando a muso duro l'arbitro Collu per esprimere il suo disappunto, ha collezionato l'espulsione nel settantesimo minuto di gioco, un attimo prima che la partita trovasse la sua conclusione ufficiale. Quel gesto, se da un lato ha privato la squadra della sua guida tecnica negli ultimi, insignificanti secondi, dall'altro ha rappresentato l'apice di una serata carica di nervi a fior di pelle, culminata in un'accesa discussione tra le panchine che ha rischiato di trasformarsi in una rissa generalizzata, prontamente sedata dagli addetti ai lavori.

I tre punti e la vetta solitaria

Al di là delle polemiche e del caos finale, il Milan ha così agganciato tre punti fondamentali, che valgono almeno una notte di solitaria vetta in classifica, in attesa dell'esito dello scontro diretto tra Roma e Napoli. A sigillare il successo è stata la perla di Rafa Leao, capace di unificare il suo nome a quello degli altri migliori marcatori del torneo, tutti fermi a cinque reti. Una vittoria, la sua, che ha scavalcato la semplice statistica per diventare il perno attorno al quale ha ruotato l'intera partita, un lampo di qualità in una contesa altrimenti dominata dalla lotta fisica e dalla tensione tattica.

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