Lindsey Vonn, terzo intervento al Ca’ Foncello di Treviso: la gamba fissata nel telaio e quel “successo” dal significato mutato

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Quando Lindsey Vonn parla di successo, adesso, non può certo riferirsi a un podio o al cronometro di una discesa; lo scrive lei stessa, dal letto dell’ospedale trevigiano dove è ricoverata dal giorno della caduta, e lo fa con una foto che ritrae la gamba sinistra bloccata in un fissatore esterno, quel marchingegno ortopedico che tiene insieme una frattura complessa della tibia. La campionessa statunitense, reduce dall’ennesimo infortunio in carriera, si è sottoposta alla terza operazione chirurgica nell’arco di quattro giorni presso il Ca’ Foncello di Treviso, struttura scelta dal suo staff dopo il trasferimento dal primo nosocomio di Cortina che l’aveva accolta subito dopo l’incidente. L’intervento, come ha raccontato la diretta interessata attraverso i suoi canali social, è perfettamente riuscito, sebbene la parola “successo” – e qui sta il nocciolo della riflessione personale dell’atleta – abbia assunto una connotazione profondamente diversa rispetto a quella a cui ci aveva abituato in anni di vittorie e record.

Il terzo atto di un calvario cominciato sul salto della Tofane

La dinamica della caduta, per quanto ormai nota a chi segue i Giochi di Milano-Cortina 2026, merita di essere inquadrata nei suoi precisi contorni cronologici: appena tredici secondi dopo il cancelletto di partenza, sulla pista Olimpia delle Tofane, il braccio destro della quarantunenne fuoriclasse è finito all’interno di una porta, innescando una rotazione che l’ha proiettata al suolo senza che gli sci, non essendosi sganciati, potessero fare altro che fungere da pericolosa leva -10. Quell’impatto, al termine di una settimana già complicata dalla lesione del legamento crociato anteriore rimediata a Crans-Montana, ha provocato la frattura scomposta del femore sinistro e una lesione complessa della tibia, quest’ultima rivelatasi così seria da richiedere un approccio chirurgico graduale. Il primo intervento, eseguito d’urgenza, è servito a ridurre la frattura attraverso l’applicazione di un fissatore esterno; il secondo, nella medesima giornata, aveva invece l’obiettivo di mettere in sicurezza il quadro vascolare compromesso dalla scomposizione dei monconi ossei -1. Soltanto ieri, mercoledì 11 febbraio, il terzo passaggio in sala operatoria: i chirurghi del Ca’ Foncello hanno nuovamente lavorato sulla gamba sinistra della sciatrice, e l’esito, a sentire le sue parole, è stato favorevole.

L’amore da tutto il mondo e i compagni che danno qualcosa per cui tifare

Nel post pubblicato al termine dell’operazione, Vonn ha voluto esprimere gratitudine verso lo staff medico che la segue in Veneto, senza dimenticare il calore ricevuto da fan e colleghi; la sua stanza d’ospedale, come testimoniano le immagini diffuse, si è riempita di mazzi di fiori, pupazzi e lettere arrivate non soltanto dagli Stati Uniti ma da ogni angolo del pianeta -7-8. Ciò che colpisce, nell’economia del messaggio, è la lucidità con cui l’atleta continua a proiettarsi oltre la condizione di paziente: le sue congratulazioni ai compagni del Team Usa ancora in gara non sono affatto un dettaglio formale, bensì la spia di un temperamento che trasforma la degenza in una tribuna dalla quale seguire le gesta altrui, quelle gesta che per una vita intera sono state invece le sue. La Vonn, dal letto, tifa; e il fatto che trovi la forza di farlo mentre ha la gamba immobilizzata da un apparecchio metallico la dice lunga sull’approccio mentale con cui sta affrontando l’ennesimo stop forzato della sua parabola sportiva.

Treviso e la scelta di un’eccellenza sanitaria

Il trasferimento dal nosocomio di Cortina a quello di Treviso non è stato casuale: lo staff americano, dopo una rapida valutazione delle strutture disponibili nel territorio olimpico, ha individuato nel Ca’ Foncello il centro più attrezzato per gestire politraumi di questa complessità, soprattutto laddove sia necessario intervenire in tempi successivi su un quadro clinico in evoluzione -1-8. Il dispositivo ortopedico visibile nelle fotografie, quel telaio esterno che tiene insieme i segmenti ossei, è il segno più evidente della delicatezza del quadro clinico: non si tratta di un intervento risolutivo, va da sé, ma di una tappa intermedia in un percorso che richiederà tempo e pazienza. Pazienza che Vonn, nonostante la carriera costellata di rientri miracolosi, sembra aver accettato nella sua interezza, consapevole che la lentezza del recupero non è, stavolta, sintomo di insuccesso bensì garanzia di stabilità. Il padre Alan Kildow, presente al suo capezzale insieme ad altri familiari, ha confermato la stretta vicinanza della cerchia affettiva più intima, un presidio costante che affianca le cure mediche -2-6.

Il gesto tecnico incriminato e le conseguenze meccaniche

L’analisi dei fotogrammi della discesa, condotta nei giorni immediatamente successivi all’incidente, ha portato alla luce un dettaglio che in diretta era forse sfuggito: il braccio destro di Vonn, nel tentativo di affrontare la prima porta dopo il salto, vi è penetrato all’interno con una traiettoria che ha trasformato l’arto superiore in un perno innaturale, obbligando il busto a una rotazione incompatibile con la velocità sostenuta -10. La caduta che ne è conseguita è stata violenta, amplificata dal fatto che gli sci – e lo si vede bene nei replay – non si sono sganciati all’impatto, ancorando le ginocchia a terra mentre il proseguiva la sua corsa in avanti. Le urla della campionessa, udite distintamente dagli spettatori presenti sugli spalti, hanno gelato l’atmosfera festosa delle Tofane, e l’elicottero del soccorso alpino è intervenuto nel giro di pochi minuti per trasferire l’infortunata a valle. Soltanto in un secondo momento, stabilizzato il quadro emodinamico, è maturata la decisione di spostarla a Treviso, dove la macchina sanitaria si è messa in moto per gestire ciò che i medici hanno subito definito una frattura complessa della tibia sinistra -2-7.

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