Terremoto in Myanmar: salvataggi miracolosi e danni al patrimonio culturale, mentre il bilancio delle vittime continua a salire
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Redazione Esteri
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A quasi una settimana dal sisma di magnitudo 7.7 che il 28 marzo 2025 ha colpito il Myanmar, il numero delle vittime accertate ha superato i 3.000, mentre i feriti sono più di 4.500 e i dispersi si contano a centinaia. Le operazioni di soccorso, ostacolate dalle continue scosse di assestamento e dai combattimenti del conflitto civile che insanguina il Paese, procedono tra enormi difficoltà, con intere aree ancora isolate. Nonostante ciò, i soccorritori – tra cui spiccano i team cinesi – hanno compiuto salvataggi straordinari, come quello di un uomo estratto vivo dopo 125 ore dalle macerie di un edificio crollato.
Oltre all’emergenza umanitaria, che ha costretto oltre un milione e mezzo di persone a lasciare le proprie case, il terremoto ha inflitto gravi danni al patrimonio culturale del Myanmar, già fragile per anni di conflitti e abbandono. Templi antichi e strutture storiche, alcuni dei quali risalenti a secoli fa, sono stati ridotti in macerie o gravemente lesionati, privando il Paese di una parte significativa della sua identità.
Gli aiuti internazionali si stanno intensificando, con organizzazioni come UNICEF e UNHCR in prima linea. L’UNICEF ha avviato la distribuzione di kit igienico-sanitari e forniture mediche, mentre l’UNHCR ha inviato beni di prima necessità a circa 25.000 sopravvissuti nelle aree di Mandalay e Nay Pyi Taw. La Croce Rossa Italiana, insieme a UNICEF e UNHCR, ha lanciato una campagna di raccolta fondi trasmessa dalla Rai fino al 13 aprile, per sostenere gli interventi in corso.




