Myanmar, primo giorno di lutto nazionale dopo il terremoto: la Cei stanzia 500 mila euro
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Redazione Esteri
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Mentre il Myanmar affronta il primo dei sette giorni di lutto nazionale proclamati dalla giunta militare al potere, il bilancio delle vittime del sisma di magnitudo 7.7 continua a crescere, superando ormai i 2.700 morti e lasciando dietro di sé quasi 4.000 feriti. Le immagini diffuse dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) mostrano intere città ridotte a cumuli di macerie, con edifici collassati su se stessi e oltre 1,6 milioni di sfollati costretti a dormire all’aperto, privi di riparo e di beni di prima necessità.
La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, dinanzi a una catastrofe di tali proporzioni, ha deciso di intervenire stanziando un primo contributo di 500 mila euro, attinto dai fondi dell’8xmille, per sostenere gli aiuti umanitari. Intanto, organizzazioni come il World Food Programme (WFP) e l’UNICEF lavorano senza sosta per distribuire viveri e assistenza medica, sebbene le difficoltà logistiche e i danni alle infrastrutture – a partire dagli ospedali, alcuni dei quali parzialmente crollati – rendano complessa ogni operazione.
«Quello che abbiamo davanti è un quadro disperato», racconta Julia Rees, vice rappresentante dell’UNICEF in Myanmar, sottolineando come migliaia di bambini, oltre alle ferite fisiche, portino i segni di un trauma psicologico profondo. Molti di loro, estratti dalle macerie in condizioni critiche, hanno perso i familiari e si trovano ora soli, in un contesto dove persino l’accesso all’acqua potabile è diventato un’emergenza quotidiana. Paolo Mattei, vice direttore del WFP nel paese, conferma la gravità della situazione: «Il caos iniziale è stato inevitabile, ma stiamo facendo arrivare i primi aiuti alimentari a Naypyidaw», dove la popolazione, nonostante le scosse di assestamento, tenta di riorganizzarsi tra tende di fortuna e accampamenti improvvisati.




