Artemis II, il conto alla rovescia è iniziato: la Luna chiama, la risposta parte da Cape Canaveral
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
Al Kennedy Space Center, in Florida, il timer scandisce inesorabilmente le ore che ci separano da quello che si preannuncia come un appuntamento con la storia. Il conto alla rovescia per Artemis II è ufficialmente iniziato, e con esso la macchina organizzativa della NASA ha raggiunto il suo regime di crociera più serrato. L’obiettivo, per ora, è fissato al primo aprile, con una finestra di lancio che si apre alle 18:24 ora locale – le 00:24 del due aprile in Italia – sebbene i tecnici tengano monitorate anche le finestre successive fino al sei aprile, pronte a rimodulare i piani qualora le variabili in gioco dovessero imporre un rinvio.
A dominare la scena sulla rampa 39B è il possente Space Launch System (SLS), il razzo alto novantotto metri che, una volta alimentato, raggiungerà un peso di due milioni e seicentomila chili. Sulla sua sommità, incapsulata come un gioiello in una teca tecnologica, si trova Orion: la navicella che ospiterà i quattro membri dell’equipaggio. Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen sono già in quarantena, sottoposti a controlli rigorosi che precedono il trasferimento verso la rampa; per loro, il viaggio durerà dieci giorni, un’orbita lunare senza atterraggio che li porterà a solcare lo spazio profondo come nessun essere umano ha fatto dal 1972, anno della conclusione del programma Apollo.
L’incognita più temuta, quella che tiene col fiato sospeso i responsabili della missione, resta legata alle condizioni meteorologiche. Il direttore del lancio, Charlie Blackwell-Thompson, ha dichiarato di sentirsi “abbastanza fiduciosa riguardo alle nostre possibilità”, un ottimismo cauto suffragato da una previsione che per il momento indica un’ “80 per cento di probabilità di condizioni favorevoli”. I timori principali riguardano la copertura nuvolosa e, soprattutto, il vento: qualora questi parametri dovessero discostarsi dai limiti di sicurezza imposti, il lancio verrebbe “scrubato”, ovvero rinviato. Un eventuale rinvio non sarebbe una novità per questo progetto, già costretto a posticipare un tentativo previsto per febbraio a causa di perdite di idrogeno e di un successivo intasamento in una linea di pressurizzazione dell’elio.
Il contributo europeo, un pilastro silenzioso ma essenziale
A rendere possibile questa impresa non è solo la potenza bruta del booster americano. C’è un pezzo d’Europa, anzi, più di uno, che viaggia insieme ai quattro astronauti. A bordo di Orion si trova il modulo di servizio europeo (European Service Module – ESM), una componente fondamentale fornita dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Come ha spiegato Jan Henrik Hortsmann, responsabile del programma per l’ESA, questo modulo non è un semplice accessorio: “Questo viaggio non sarebbe possibile senza di noi”. È l’ESM, infatti, a garantire la sopravvivenza e la propulsione della capsula: ospita i motori necessari per le manovre orbitali e per la spinta verso la Luna, produce elettricità grazie ai pannelli solari e, aspetto ancora più cruciale, gestisce il sistema di controllo termico, oltre a fornire ossigeno, gas e acqua potabile agli occupanti.
La realizzazione di questo modulo rappresenta una sfida ingegneristica di altissimo profilo, frutto di una collaborazione industriale che ha coinvolto diversi paesi europei. Thales Alenia Space, per esempio, ha fornito componenti critici come il sistema di controllo termico e i sottosistemi per la gestione dei consumabili (acqua, ossigeno, azoto), mentre Leonardo ha contribuito con i pannelli fotovoltaici. La presenza europea non si ferma qui: i tecnici dell’ESA seguiranno l’intera missione dal centro di controllo europeo nei Paesi Bassi, affiancando i colleghi della NASA in quella che si configura come una delle collaborazioni internazionali più profonde mai realizzate nel campo dell’esplorazione umana.
La preparazione al volo, tra prove tecniche e routine quotidiane
Mentre il razzo SLS attende il rifornimento dei serbatoi con centinaia di migliaia di galloni di idrogeno e ossigeno liquidi – un’operazione delicatissima che inizierà nelle ore finali del conto alla rovescia – l’attenzione si sposta anche sui preparativi più “umani” del lancio. Nei giorni scorsi, l’equipaggio ha completato l’ultimo ciclo di briefing tecnici e, come da prassi, ha osservato un periodo di quarantena per scongiurare il rischio di portare agenti patogeni nello spazio. Nelle prossime ore, una volta che la squadra di “closeout” avrà completato le verifiche finali, i quattro astronauti verranno trasferiti verso il complesso di lancio.
Una volta saliti a bordo di Orion, inizierà l’attesa forse più lunga: la chiusura del portello, il controllo della tenuta e il rientro in gioco del team di lancio dopo le pause programmate. Dopo il conto alla rovescia “L minus”, che scandisce il tempo fino al decollo, ci si sposterà nel cosiddetto “T minus”, dove i minuti diventeranno secondi e l’attenzione si concentrerà sull’avviamento sequenziale dei quattro motori RS-25 e dei due booster laterali. Sarà in quel preciso istante che la spinta di otto virgola otto milioni di libbre solleverà l’intero complesso di quasi tremila tonnellate, interrompendo cinquant’anni di silenzio umano intorno al nostro satellite.




