Ue-Usa, sui dazi negoziato ancora aperto: la rabbia di Macron e le cautele di Giorgetti
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Redazione Interno
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Mentre Bruxelles e Washington si preparano a pubblicare una dichiarazione congiunta entro venerdì, i nodi irrisolti sui dazi commerciali continuano a tenere banco, rivelando quanto l’accordo annunciato domenica a Turnberry tra Donald Trump e Ursula von der Leyen sia più politico che concreto. Le divergenze, emerse già nelle prime ore dopo l’annuncio, riguardano soprattutto l’entità delle tariffe e i tempi di applicazione, con l’Italia che potrebbe subire un impatto significativo sul Pil.
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, ha fornito ieri alla Camera una stima precisa: i dazi del 15% imposti dagli Stati Uniti comporteranno “un calo massimo cumulato di 0,5 punti nel 2026”, seguito da un recupero graduale entro il 2029. “Difenderemo i settori più strategici”, ha aggiunto, sottolineando come sia prematuro parlare di aiuti diretti alle imprese. Una posizione che contrasta con l’approccio più aggressivo di Emmanuel Macron, il quale ha espresso apertamente frustrazione per le incertezze che ancora pesano sul negoziato.
L’intesa, definita “politica” più che tecnica, lascia infatti aperti diversi fronti, tra cui quello delle esportazioni italiane in settori come l’automotive e il tessile, particolarmente esposti alle nuove tariffe. Se da un lato l’Ue sta valutando contromisure per proteggere le proprie industrie, dall’altro Trump – che ha fatto dei dazi uno dei cavalli di battaglia della sua politica economica – sembra intenzionato a mantenere una linea dura.




