La guerra in Iran, tutte le notizie di oggi 8 marzo: raid israeliani su Teheran e colpi dei pasdaran nel Golfo, intanto si cerca il nuovo leader

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il conflitto in Medio Oriente, che vede le forze israeliane e statunitenses fronteggiare l'Iran e i suoi alleati, non accenna a placarsi, anzi, nelle ultime ore ha subito un'ulteriore, pericolosa intensificazione. Le operazioni militari, lungi dal rimanere confinate ai soli territori iraniani, stanno estendendo la loro ombra su gran parte della regione, coinvolgendo direttamente anche gli stati del Golfo e il Libano, dove la situazione umanitaria, complice la ripresa delle ostilità, si fa di ora in ora più tragica. Mentre a Teheran, avvolta da una coltre di fumo nero e denso sollevatasi dopo gli ultimissimi attacchi, le istituzioni sono chiamate a una scelta epocale, ovvero la designazione del successore dell’Ayatollah Ali Khamenei, la macchina bellica dei pasdaran continua a rispondere colpo su colpo, nel tentativo di dimostrare che la capacità di ritorsione della Repubblica Islamica è tutt'altro che intaccata.

Il nuovo corso della leadership iraniana tra le macerie degli attacchi

Sullo sfondo di un panorama devastato, con oltre 394 vittime accertatesi in Libano dallo scorso 2 marzo e con i cieli di Teherano squarciati dalle incursioni, l’Assemblea degli Esperti si è riunita d'urgenza per sciogliere il nodo cruciale della successione. Fonti vicine all'agenzia di stampa Fars, seppur nella cautela del momento, riferiscono che l'intesa sarebbe stata trovata, sebbene il nome della nuova Guida Suprema non sia stato ancora ufficialmente proclamato. Una decisione, questa, destinata a segnare non solo il futuro dell'Iran ma anche gli equilibri di un'intera regione sconvolta, dove ogni ora che passa porta con sé nuovi bollettini di guerra. Nel silenzio diplomatico, interrotto solo dal fragore delle bombe, si consuma il travaglio di un sistema di potere che prova a mostrarsi unito nonostante le pesantissime perdite subite ai vertici militari e civili.

Pioggia di fuoco sugli impianti strategici e risposta sui fronti secondari

Mentre i vertici religiosi sono riuniti, l'aviazione israeliana non ha concesso tregua. L'operazione, che secondo quanto dichiarato dallo stesso esercito israeliano ha visto il coinvolgimento di numerosi velivoli, ha preso di mira con precisione le infrastrutture energetiche del paese. Non solo i depositi di stoccaggio del greggio nella capitale e nella provincia di Alborz, che hanno causato un innalzamento impressionante di una colonna di fiamme nel cielo notturno di Teheran, ma anche una fabbrica sotterranea deputata alla produzione di missili balistici e l'Accademia militare Imam Hussein, quest'ultima utilizzata come punto di raccolta strategico per i pasdaran. In un crescendo di violenza, l'Idf ha diffuso filmati che ritraggono gli attacchi, dichiarando di aver completato un'ampia serie di raid su oltre 400 obiettivi militari, tra cui lanciamissili e siti produttivi di armamenti. E parallelamente all'offensiva sul suolo iraniano, non si ferma la pressione sul confine libanese, dove le incursioni continuano a martoriare le postazioni di Hezbollah, allargando ulteriormente il raggio del conflitto.

L'escalation navale nello Stretto di Hormuz e le difese dei paesi del Golfo

La risposta di Teheran non si è fatta attendere e ha assunto le sembianze di una sfida diretta anche sulle rotte marittime internazionali. I pasdaran, attraverso i loro canali ufficiali, hanno rivendicato la responsabilità di un attacco con un drone ai danni di una petroliera battente bandiera di cui non è stato possibile identificare il nome, avvenuto nelle acque strategiche dello Stretto di Hormuz, un vero e proprio collo di bottiglia per il transito petrolifero globale. Parallelamente, la minaccia dei droni shahed si è abbattuta con violenza sugli stati della penisola arabica. Le difese aeree di Kuwait e Arabia Saudita sono state messe alla prova da sciami di velivoli senza pilota e da lanci di missili balistici, come confermato dagli stessi ministeri della Difesa locali. A Kuwait City, frammenti di ordigni intercettati sono caduti all'interno dell'aeroporto internazionale, danneggiando alcune infrastrutture e gettando nel panico la popolazione, mentre nel quartiere diplomatico di Riyadh venivano neutralizzati diversi droni. Una strategia, quella iraniana, volta a dimostrare che la propria capacità di colpire gli interessi nemici e quelli dei paesi considerati alleati di Israele e America rimane intatta, nonostante i duri colpi subiti al cuore del proprio apparato militare.

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