Giuliano Ferrara e la proposta di contrappasso per gli attivisti della Flotilla
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Redazione Interno
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Il giornalista Giuliano Ferrara, in un post sul suo profilo, ha formulato una proposta che ha immediatamente attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, riguardante il trattamento degli attivisti della Global Sumud Flotilla attualmente detenuti in Israele. Ferrara ha scritto che “sarebbe disdicevole e disumano, ma un buon contrappasso, se i flottiglieri fossero trattenuti, non dico sottoterra, per lo stesso numero di giorni degli ostaggi del 7 ottobre, parlamentari compresi”. La sua dichiarazione, che fa esplicito riferimento alla durata della prigionia degli ostaggi di Hamas, delinea un parallelismo giudicato da molti come particolarmente severo, inserendosi in un dibattito già di per sé molto polarizzato.
Sciopero della fame e proteste degli attivisti
Intanto, il team legale che assiste gli attivisti ha diffuso notizie sulle loro condizioni, comunicando che alcuni di loro hanno avviato uno sciopero della fame. Tra questi, figura anche il vicepresidente dell’organizzazione, il quale, insieme ad altri, si è rifiutato di firmare dei documenti che, a suo dire, riconoscevano falsamente un “ingresso illegale” in territorio israeliano. Questa forma di protesta non violenta mira a richiamare l’attenzione sulla loro detenzione, avvenuta in seguito all’intercettazione delle imbarcazioni che tentavano di rompere il blocco navale verso la Striscia di Gaza.
Il trasferimento nelle carceri israeliane
Le autorità israeliane, dal canto loro, hanno proceduto al trasferimento della maggior parte dei partecipanti alla Flotilla in strutture carcerarie. Il servizio penitenziario israeliano ha dichiarato che 473 persone sono state condotte nella prigione di Ktzi’ot, nel sud del paese; un video diffuso dalle stesse autorità mostra gli attivisti, identificati con dei braccialetti al porto di Ashdod, mentre vengono fatti salire a bordo di autobus per essere condotti verso i penitenziari. Alcuni di essi, in particolare quelli della barca Marinette, sono stati invece destinati a un altro carcere, quello di Saharonim.
Le proteste dei pacifisti in Israele
Contemporaneamente, mentre proseguono le procedure giudiziarie per gli attivisti, alcune frange della società israeliana hanno espresso dissenso. Un gruppo di pacifisti, infatti, si è radunato nei pressi di una base militare nel sud di Israele, non lontano dal confine con Gaza, per protestare sia contro il blocco navale imposto alla Flotilla sia contro il proseguimento del conflitto. I loro cartelli, sui quali campeggiavano scritte di forte condanna, sono stati esibiti durante una manifestazione il cui esito ha visto l’intervento dell’esercito, il quale ha impedito con la forza ai dimostranti di entrare nella base militare o di stabilire un sit-in proprio dinanzi ad essa.




