Corruzione e falsi invalidi all'Asp di Palermo: tre arresti, sequestrati 1,2 milioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Palermo ha messo a segno un colpo importante contro un presunto sistema di corruzione che si era insediato negli uffici dell'Azienda sanitaria provinciale, un meccanismo complesso e ben oliato – come lo hanno definito gli investigatori – finalizzato a truffare lo Stato sul riconoscimento delle invalidità civili e sulle forniture di presidi ortopedici. La squadra mobile, diretta da Antonio Sfameni, ha dato esecuzione a un'ordinanza del gip Ivana Vassallo, la quale ha sostanzialmente accolto l'impostazione dei sostituti procuratori Gianluca De Leo e Andrea Zoppi, disponendo tre arresti domiciliari e altre misure cautelari per professionisti e imprenditori. Le indagini, condotte tra il 2024 e il 2025 con intercettazioni e pedinamenti, hanno delineato i contorni di una presunta associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, con il faccendiere Giuseppe Nicoletti, 65 anni, considerato dagli inquirenti l'elemento di cerniera tra la domanda di certificazioni facili e l'offerta di medici compiacenti.

Il ruolo del faccendiere e la montagna di contanti

Proprio Nicoletti, che formalmente si occupava della vendita di tendaggi ma che da tempo aveva trovato un secondo lavoro ben più redditizio come procacciatore di pratiche di invalidità, è finito ai domiciliari, ma non in carcere. Una scelta, quella del gip, motivata dalla sua decisione di collaborare con la giustizia: nel corso degli interrogatori preventivi, l'uomo ha infatti deciso di vuotare il sacco, chiamando in causa medici e imprenditori e ammettendo di aver ricevuto dai suoi clienti somme che potevano variare dai 1.500 ai 7.000 euro a pratica. Denaro che, in parte, veniva poi girato ai sanitari corrotti, con tangenti che oscillavano da poche centinaia di euro fino a cifre ben più consistenti, toccando talvolta i 5.000 euro. Durante le perquisizioni, gli agenti hanno trovato nascosti, in casa e nell'auto di Nicoletti, ben 1,2 milioni di euro in contanti, una liquidità impressionante, suddivisa in mazzette e occultata in scatole di cartone, che è stata ovviamente sequestrata e che testimonia, agli occhi degli investigatori, la dimensione e la redditività del giro illecito.

Medici compiacenti e fornitori pilotati

Tra i professionisti finiti nella rete dell'inchiesta, spicca la figura del noto ortopedico Leonardo Armando Gaziano, 53 anni, in servizio presso la "Casa del sole" dell'Asp di Palermo, il quale è stato posto ai domiciliari. A Gaziano, così come al fisiatra dell'ospedale "Enrico Albanese", Sigismondo "Dino" Brunetto, e alla neuropsicologa del "Buccheri La Ferla", Sonia Alcamisi – per i quali sono scattate misure meno afflittive, come l'obbligo di presentazione e la sospensione dal pubblico ufficio – viene contestato di aver attestato falsamente patologie inesistenti, spesso senza nemmeno visitare i pazienti, al fine di consentire loro di ottenere pensioni di invalidità o l'assegnazione di costosi presidi ortopedici. Ma il giro d'affari non si fermava alla falsificazione dei certificati.

L'indagine ha infatti svelato un secondo, e parallelo, filone corruttivo, legato alle forniture di materiale ortopedico. L'ortopedico Gaziano, secondo l'accusa, avrebbe indirizzato i suoi pazienti – quelli che lui stesso aveva appena "certificato" – verso specifiche aziende del settore, in cambio di denaro e di lauti regali in natura. Tra questi, non solo contanti, ma anche pregiati crostacei, aragoste e gamberoni di Mazara del Vallo, oltre a olio, vino e tagli di carne pregiata, che venivano recapitati al medico come forma di ringraziamento per aver pilotato le commesse pubbliche. In questo meccanismo, un ruolo chiave lo avrebbero giocato gli imprenditori Massimiliano Contino, 51 anni, titolare dell'Ortopedia Barbanera di Tommaso Natale, e Biagio Mendolia, imprenditore ennese della Ormeva, finito anche lui con l'interdizione, i quali avrebbero corrisposto le tangenti per essere inseriti nel circuito delle forniture, fatturando poi al Servizio sanitario nazionale dispositivi spesso sovraprezzati o, in qualche caso, forse nemmeno consegnati.

Le reazioni degli indagati e la strategia difensiva

Di fronte al quadro probatorio emerso dalle indagini – che comprende intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e i verbali della collaborazione di Nicoletti – le reazioni degli indagati sono state diversificate. Se il faccendiere, come detto, ha scelto la via della collaborazione, fornendo dettagli precisi sui compensi illeciti e sui meccanismi del sistema, altri hanno tentato una difesa più attendista, che però non ha retto al confronto con le prove raccolte. Il gip, nell'ordinanza, ha sottolineato come le dichiarazioni dell'ortopedico Gaziano e degli imprenditori coinvolti siano apparse fin da subito "contraddittorie" e siano state puntualmente smentite dagli esiti degli accertamenti, in particolare dalle conversazioni intercettate e dai movimenti registrati durante i servizi di osservazione. Un segnale, questo, che lascia presagire un prosieguo dell'inchiesta tutt'altro che semplice per le difese, mentre la Procura continua a lavorare per accertare eventuali ulteriori responsabilità e per quantificare con esattezza il danno erariale e il flusso di denaro pubblico finito nelle tasche dei corrotti.

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