Tanzania nel caos, proteste contro Samia Hassan dopo il voto
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Redazione Esteri
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La Tanzania, un paese storicamente considerato un faro di stabilità nell'Africa orientale, sta vivendo ore di fuoco, con le strade di diverse città trasformate in campi di battaglia improvvisati. Mentre la Commissione elettorale nazionale procedeva, con una lentezza che molti hanno definito sospetta, allo spoglio dei voti per le elezioni generali, migliaia di persone sono scese in piazza per contestare un processo elettorale giudicato, fin dalle sue fasi preliminari, profondamente iniquo. La rabbia, covata a lungo, è esplosa con una violenza inedita, dando vita a scontri che hanno rapidamente superato i confini della capitale commerciale, Dar es Salaam, per estendersi ad altre aree urbane cruciali come Arusha e Dodoma, la capitale amministrativa.
L'escalation della protesta
Quello che era iniziato come un malcontento circoscritto si è rapidamente trasformato in una rivolta generalizzata, caratterizzata da episodi di un'audacia senza precedenti. I manifestanti, molti dei quali giovanissimi, non si sono limitati a scontrarsi con le forze dell'ordine per le vie cittadine, ma hanno preso di mira simboli istituzionali, assaltando seggi elettorali e stazioni di polizia, alcune delle quali sono state date alle fiamme in un gesto di sfida plateale. La determinazione dei dimostranti è apparsa chiara quando alcuni di loro, eludendo i posti di blocco, sono riusciti a raggiungere la pista dell'Aeroporto Internazionale del Kilimangiaro, un'azione che ha portato la crisi su un palcoscenico internazionale e ha mostrato l'ampiezza della sfida al governo centrale.
La risposta delle autorità
La reazione del governo alla sollevazione popolare è stata, come ampiamente atteso, di massima fermezza. Le unità di polizia, affiancate in alcune zone dai carri armati dell'esercito schierati a presidiare gli snodi vitali delle città, hanno risposto alle barricate e ai lanci di sassi con un impiego massiccio di gas lacrimogeni. Non sono mancati, secondo quanto riportato da testimonianze e agenzie di stampa internazionali, gli spari con proiettili veri, un dettaglio che segna un'evoluzione pericolosa nella gestione dell'ordine pubblico. Parallelamente, le autorità hanno implementato una stretta sulla libera circolazione delle informazioni, imponendo severe limitazioni alla connettività internet e oscurando i principali media indipendenti, nel tentativo di controllare il racconto di quanto sta accadendo e di isolare i focolai di protesta.
Le radici del malcontento
All'origine di questa esplosione di rabbia non vi è soltanto la denuncia di brodi durante lo svolgimento materiale del voto. Le proteste affondano le loro radici in un clima politico che l'opposizione e osservatori esterni descrivono come sempre più autoritario, un clima che ha visto, nei mesi scorsi, la repressione sistematica di ogni voce critica e l'emarginazione, quando non l'arresto, di figure di spicco dell'opposizione, a cui è stato di fatto impedito di partecipare alla competizione elettorale. Questo ha creato un terreno fertile per il risentimento, specialmente tra i giovani, che vedono precluse ogni possibilità di cambiamento attraverso i canali democratici formali e che ora esprimono la loro frustrazione con una determinazione che pare non conoscere più confini.




