La Figc cerca un nuovo presidente tra Malagò e Abete, mentre Gattuso potrebbe lasciare la panchina della nazionale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il terremoto che ha scosso la Federcalcio, con le dimissioni di Gabriele Gravina, ha aperto una fase di transizione densa di incognite e di mosse ancora tutte da scoprire. La corsa per il dopo Gravina, ufficialmente partita dopo l’annuncio del presidente uscente, si concentra ora su due nomi pesanti: da un lato Giovanni Malagò, attualmente ai vertici del Coni e da sempre considerato un abile tessitore di alleanze nel mondo sportivo, dall’altro il possibile ritorno di Giancarlo Abete, figura storica che già conosce i meccanismi polverosi di viale del Partigiani. Il voto è fissato per il 22 giugno e, in attesa di capire se emergeranno ulteriori candidature, i mal di pancia interni si moltiplicano. Nel frattempo, e questa è una variabile non secondaria, Gennaro Gattuso potrebbe rassegnare le sue dimissioni da commissario tecnico nell’arco delle prossime ore: una decisione, quella del tecnico calabrese, che obbligherebbe la Figc a cercare immediatamente un nuovo selezionatore, con diverse ipotesi calde e una suggestione che per ora resta relegata in un angolo.

Il monito di Carraro: «Gravina ha sbagliato, il nuovo ct va scelto subito»

Franco Carraro, 86 anni, conosce ogni anfratto del potere pallonaro. Ha guidato il Coni e la Federcalcio, passando indenne – o quasi – attraverso lo scandalo di Calciopoli, e la sua voce oggi pesa come un macigno. «Apprezzo Gravina – ha dichiarato – ma ha sbagliato a dimettersi. Sono molto preoccupato dalla sua decisione, indipendentemente da tutto». Il ragionamento di Carraro è lineare e spietato: scegliere il nuovo ct dopo le elezioni del 22 giugno sarebbe troppo tardi, perché la nazionale ha bisogno di una guida tecnica stabile e di una progettualità che non può attendere le beghe elettorali. «Dopo le elezioni sarà tardi per decidere», ha tagliato corto l’ex numero uno del calcio italiano, lanciando di fatto un avvertimento a chi, nel palazzo, sta già manovrando per spartirsi poltrone e incarichi senza guardare al campo.

La «casta del pallone» si barrica: il commento sulla crisi politica e sportiva

C’è qualcosa di più penoso della sconfitta ai rigori della nazionale in casa della Bosnia? Sì, ed è la terza mancata qualificazione mondiale consecutiva, ma ancora più indecente – secondo alcune voci che circolano negli ambienti vicini alla Figc – è lo spettacolo offerto in questi giorni dallo sport e dalla politica italiana, entrambi intenti a giocare sulla pelle del calcio. Un’indecenza, viene sottolineato, che coinvolge anche certi settori del giornalismo sportivo, dove gli interessi privati degli editori finiscono per prevalere sul concetto di bene comune. Altro che rivoluzione, insomma: il rischio concreto è che sui vertici della Federcalcio cambino soltanto i deretani sulle sedie, lasciando intatte le dinamiche di potere che hanno portato il movimento al collasso. La crisi del pallone, in questo senso, non è solo tecnica o economica: è soprattutto una crisi di rappresentanza e di credibilità.

La replica di Arianna Fontana: «Il calcio ha un peso enorme, aiuti tutto lo sport»

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato Arianna Fontana, la campionessa di short track, che ha risposto a distanza all’ex presidente Gravina con parole taglienti. «Il calcio ha un peso enorme – ha detto – e dovrebbe aiutare ad alzare il livello di tutto lo sport italiano». La sua riflessione, maturata dopo aver ascoltato le ultime dichiarazioni del numero uno dimissionario della Figc, parte da un assunto preciso: serve una riflessione più moderna e più rispettosa sul valore reale dello sport italiano e di chi lo pratica ad altissimo livello. «E forse – ha aggiunto la fuoriclasse azzurra – anche la definizione di "professionista" dovrebbe tenere più conto di questo che di altri aspetti». Un’uscita, quella della Fontana, che suona come un’accusa implicita a un sistema, quello calcistico, accusato troppo spesso di risucchiare risorse e attenzione mediatica senza restituire nulla al resto del movimento sportivo nazionale. E mentre la politica federale si arrabatta tra nomi e contro-nomi, il campo – quello vero – resta in attesa di sapere chi siederà sulla panchina della nazionale e chi governerà il pallone italiano.

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