Rocchi, la difesa contrattacca: “Lui è la vittima”. Ma il futuro del designatore resta un punto interrogativo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’avvocato di Gianluca Rocchi è stato chiaro, nel tentativo di ribaltare la narrazione che vede il suo assistito al centro della bufera giudiziaria che sta scuotendo la Lega Calcio: il designatore degli arbitri di Serie A e B, indagato per concorso in frode sportiva dalla procura di Milano, è in realtà una vittima. Un’affermazione, quest’ultima, che lascia spazio a più di un interrogativo sulla strategia processuale, se si considera la pesantezza delle accuse che gli vengono contestate – tra cui l’interferenza diretta nelle decisioni della sala Var di Lissone e la presunta selezione di fischietti “graditi” all’Inter. Il legale, intervenuto in esclusiva, ha promesso che dimostrerà l’estraneità ai fatti del suo cliente, pur ammettendo, con un’onestà intellettuale che non cela l’amarezza del momento, di non sapere se Rocchi potrà mai tornare a ricoprire un ruolo di vertice nel panorama arbitrale. Una situazione, quella attuale, che getta un’ombra lunghissima sulla credibilità di un intero sistema, già messo a dura prova da polemiche stagionali che sembravano ormai dimenticate.

L’avviso di garanzia e l’autosospensione: un gesto dovuto o tattico?

La notifica dell’avviso di garanzia, arrivata nei giorni scorsi, ha colto di sorpresa l’ex arbitro internazionale che, almeno inizialmente, aveva provato a blindare la sua posizione dichiarandosi “sorpreso ma sereno” e pronto ad andare avanti. Una serenità, quella affettata a caldo, che però è durata lo spazio di un mattino. Poche ore dopo, complice anche la pressione mediatica e la virulenza delle ipotesi investigative, Rocchi ha fatto marcia indietro, annunciando l’autosospensione. Un passo, quest’ultimo, che la difesa ha descritto come “sofferto e condiviso con la famiglia”, volto a tutelare l’operato del gruppo Can (Commissione Arbitri Nazionale) e a permettere un corretto decorso del procedimento giudiziario senza interferenze esterne. Una scelta, quella di farsi da parte, che però non arresta il motore dell’inchiesta, guidata dal pm Maurizio Ascione, focalizzata su almeno tre episodi specifici delle stagioni 2024 e 2025.

I tre capi d’imputazione e il “caso” Udinese-Parma

Nel dettaglio, le contestazioni che gravano su Rocchi delineano un modus operandi articolato. Da un lato, c’è l’ipotesi di pressioni esercitate fisicamente sullo staff della sala Var, il cosiddetto “caso della bussata” che avrebbe condizionato l’assegnazione di un rigore in Udinese-Parma. Le immagini agli atti mostrerebbero l’addetto alla Var, Daniele Paterna, inizialmente orientato a escludere la penalty; poi, dopo essersi voltato verso la vetrata che separa la stanza dall’esterno (dove si trovava Rocchi), avrebbe cambiato radicalmente valutazione. Un episodio, quest’ultimo, che ha già portato a un’ulteriore aggravante processuale: Paterna, ascoltato come teste, è finito a sua volta nel registro degli indagati per l’ipotesi di falsa testimonianza. Dall’altro lato, l’accusa contesta a Rocchi una sorta di “pilotaggio” delle designazioni: secondo gli inquirenti, in concorso con altre persone (ancora non identificate formalmente nel capo d’imputazione), avrebbe schermato la nomina di arbitri considerati sgraditi all’Inter, favorendo invece direttori di gara ritenuti più accomodanti per i nerazzurri. Un meccanismo, se confermato, che minerebbe alla base il principio sacrosanto della terzietà dell’arbitraggio.

La strategia della difesa e il nodo delle “altre persone”

A questo punto, Antonio D’Avirro, legale di Rocchi, cerca di giocare d’anticipo puntando il dito contro le presunte lacune formali dell’atto giudiziario. “Le contestazioni sono generiche”, ha dichiarato l’avvocato alle agenzie, sottolineando come l’accusa parli di un “concorso con più persone” senza però specificare chi siano questi presunti complici. Un’anomalia, secondo la difesa, che rende difficile per l’ex designatore preparare le proprie eccezioni in vista dell’interrogatorio di garanzia fissato per giovedì 30 aprile. La linea difensiva, al momento, sembra giocarsi tutta su questo fronte: dimostrare che l’eventuale reato non sussiste perché manca il presupposto del pluralismo soggettivo o, in alternativa, che le azioni di Rocchi rientravano nella normale supervisione tecnica, priva di dolo. Una battaglia, quella legale, che si prospetta lunga e complessa, mentre i vertici della Federcalcio (Figc) hanno già fatto sapere di aver richiesto gli atti per valutare eventuali ripercussioni in ambito sportivo, mantenendo un riserbo pressoché totale su possibili provvedimenti immediati.

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