Uffizi, l’attacco degli hacker dall’Est Europa e quella richiesta da 300mila euro in criptovalute
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Redazione Interno
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Era l’inizio di febbraio quando sul telefono personale del direttore delle Gallerie degli Uffizi, Simone Verde, è arrivato un ultimatum secco: 300 mila euro in criptovalute, da versare entro settantadue ore. A formulare la richiesta – che gli inquirenti, va detto, hanno subito giudicato “credibile” – sarebbe stato un gruppo di hacker con base nell’Europa orientale, una di quelle organizzazioni attive da anni sullo scacchiere internazionale e già note per colpi mirati contro infrastrutture sensibili. La Procura di Firenze, per ora contro ignoti, ha aperto un fascicolo per tentata estorsione e accesso abusivo ai sistemi informatici, mentre la polizia postale sta cercando di ricostruire il perimetro dell’attacco, le cui tracce digitali sembrano riconducibili a un collettivo specializzato, forse lo stesso che non più di tre anni fa tentò di mettere in ginocchio il sito di Poste Italiane con una richiesta di mezzo milione di euro.
Mappe, password e archivi fotografici: cosa hanno copiato gli hacker
Secondo la dettagliata ricostruzione del Corriere della Sera, i pirati informatici non si sarebbero limitati a violare le difese del museo: avrebbero copiato interi pacchetti di dati riservati. Tra questi, le mappe della sicurezza interna delle Gallerie, la dislocazione delle uscite di emergenza, gli archivi fotografici digitalizzati e una mole consistente di atti amministrativi, senza dimenticare le password di accesso ai sistemi. Un materiale, quest’ultimo, che avrebbe potuto trasformarsi in un formidabile strumento di ricatto, se i vertici del museo non avessero prontamente fatto ricorso ai backup. «Niente è andato perso, tutto è stato recuperato», ha dichiarato Verde in una nota volutamente asciutta, quasi a voler rassicurare senza alimentare il clamore. Un intero team di esperti dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale è stato comunque inviato a Firenze per mesi, a presidiare le operazioni di ripristino e a coadiuvare le indagini.
La telefonata del ministro Giuli e il nervosismo del governo
Giovedì mattina, però, il caso è improvvisamente esploso agli occhi del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha letto con attenzione la ricostruzione giornalistica delle conseguenze della falla. Una preoccupazione, quella del ministro, tale da spingerlo a chiamare direttamente Verde: «Adesso voglio tutta la verità sull’attacco hacker», gli avrebbe detto, secondo quanto trapela dagli ambienti ministeriali. Il risveglio è stato agitato, insomma, per Giuli, il quale ha voluto vederci chiaro su un aspetto in particolare: la possibilità che le mappe di sicurezza sottratte siano ancora in mano agli aggressori e possano rappresentare una vulnerabilità futura. Nessuna ammissione di danni o furti materiali è arrivata dalla direzione del museo, che ha invece ribadito il pieno recupero delle informazioni grazie ai sistemi di copia di sicurezza.
Un attacco da professionisti, mirato e pianificato nei dettagli
Chi sta indagando descrive l’operazione come un lavoro da professionisti: niente a che vedere con i raid improvvisati o con le incursioni di singoli smanettoni. Sembra piuttosto il frutto di una pianificazione minuziosa, con tempi e modalità studiati per massimizzare l’impatto. La scelta di contattare il direttore sul suo telefono personale, la finestra strettissima di settantadue ore per il pagamento, la richiesta in criptovalute – moneta elettronica difficile da tracciare – sono tutti elementi che parlano di una strategia consolidata. Le Gallerie degli Uffizi, il museo più importante d’Italia, si sono trovate così al centro di un attacco al cuore stesso della loro sicurezza informatica. Ma la nota stizzita di Verde – quella in cui si precisa che «nessun danno o furto» è stato registrato – lascia intendere che, almeno sul piano dei contenuti digitali, la battaglia è stata vinta grazie ai backup. Resta aperta, per gli investigatori della postale, la caccia al gruppo dell’Est Europa, un’organizzazione che potrebbe avere già colpito altre istituzioni culturali in passato.




