Il marito di Laura Santi: «Il nostro amore più forte della malattia. Sognavamo un figlio»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Stefano Massoli, mentre il sole cala sulle colline umbre, racconta di Laura Santi con una serenità che sorprende chi si aspetterebbe solo dolore. «La nostra è stata una vita faticosa, in ostaggio alla malattia, ma piena, bella, intensa», dice, affacciato alla finestra del piccolo appartamento dove hanno condiviso tutto, compreso l’ultimo viaggio. Quello verso il suicidio assistito, scelto da Laura dopo anni di sofferenza causati dalla sclerosi multipla. «Con lei ho imparato che l’amore non è solo tenersi la mano, ma anche lasciarla andare quando il corpo non risponde più».

Nei giorni precedenti alla morte, Laura ha voluto ripercorrere i luoghi che avevano segnato la loro storia: il Quebec, il Sudafrica, Rodi, Berlino, Rimini quando ormai camminare era impossibile. «Sognavamo un figlio», confessa Massoli, «ma sarebbe stato pericoloso per lei. Ora è libera, e io sono libero di portare avanti le sue battaglie, anche se a qualcuno darò fastidio». Le sue parole, asciutte e prive di retorica, rivelano una forza che va oltre la rassegnazione.

La scelta di Laura riaccende il dibattito sul fine vita, un tema che divide non solo la politica ma anche la Chiesa. Giovanni Fornero, filosofo e studioso di bioetica, ha recentemente sostenuto che il diritto di morire è «cristiano», perché radicato nella libertà individuale. Citando Hans Küng, teologo cattolico favorevole alla morte assistita, Fornero smussa le contraddizioni di un’istituzione spesso reticente. «Mi vedete? Mi comprendete? Mi lasciate decidere?», aveva chiesto Laura, rivendicando una dignità che trascende le leggi.

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