Golfo di Oman, caccia Usa neutralizza il timone di una petroliera iraniana che provava a forzare il blocco navale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran regge nonostante i recenti attriti, nel Golfo di Oman si è consumato un episodio di tensione armata che rischia di complicare ulteriormente i fragili negoziati in corso. Il Comando Centrale americano (Centcom) ha reso noto che un caccia F/A-18 Super Hornet, decollato dalla portaerei USS Abraham Lincoln, ha aperto il fuoco contro la petroliera battente bandiera iraniana Hasna, colpendone il timone con diverse raffiche del cannone da 20 mm. L'operazione, condotta mercoledì 6 maggio, aveva un obiettivo preciso: fermare la nave, che procedeva senza carico alla volta di un porto iraniano violando il blocco navale imposto da Washington alle coste della Repubblica Islamica.

Secondo la ricostruzione fornita dagli ufficiali del Centcom, l’equipaggio della motocisterna Hasna avrebbe ignorato “ripetuti avvertimenti” lanciati dalle unità statunitensi presenti nell’area. Di fronte a quello che è stato interpretato come un tentativo deliberato di forzare l’embargo, è scattata la procedura di “neutralizzazione”: un intervento calibrato non per affondare l’imbarcazione, ma per renderla inabile alla navigazione, impedendole fisicamente di proseguire la rotta verso le acque territoriali iraniane. Le stesse fonti militari hanno confermato che, a seguito del raid, la Hasna non è più in grado di dirigersi verso la sua destinazione originaria.

La diplomazia via social tra un attacco e l’altro

L’azione militare nel Golfo dell’Oman si inserisce in un contesto diplomatico quanto mai fluido e contraddittorio, dominato dalle consuete esternazioni via social network da parte della Casa Bianca. Sebbene la rielezione di Donald Trump non costituisca più una novità, il suo stile comunicativo resta un fattore imprevedibile nelle crisi internazionali. A poche ore dall’intervento contro la Hasna, il presidente ha annunciato la sospensione temporanea dell’operazione “Project Freedom”, la missione dedicata alla scorta delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz. Una pausa che, come precisato dallo stesso Trump, serve a verificare la possibilità di raggiungere un accordo di pace definitivo con Teheran, sebbene il blocco navale venga mantenuto “pienamente in vigore”.

Resta da notare come l’amministrazione americana giustifichi la stretta militare – di fatto un’escalation localizzata – proprio mentre i diplomatici lavorano per consolidare la tregua. Le forze del Centcom, da parte loro, hanno rivendicato la professionalità dell’operazione, specificando che i loro uomini continuano ad agire “con determinazione” per garantire il rispetto delle sanzioni via mare.

Le parole di Trump e la replica del Vaticano

La tensione che avvolge il dossier mediorientale trova un inaspettato contraltare polemico nello scontro frontale tra il presidente americano e Papa Leone XIV, un incidente diplomatico che si consuma proprio alla vigilia della visita programmata del segretario di stato Marco Rubio in Vaticano. In un’intervista rilasciata a un noto conduttore conservatore, Trump ha rilanciato l’attacco al pontefice, accusandolo sostanzialmente di sostenere, con le sue posizioni pacifiste, il diritto di Teheran a dotarsi dell’arma atomica. “Sta mettendo in pericolo molti cattolici”, ha affermato il presidente, lasciando intendere che la linea morbida del Vaticano verso il regime degli ayatollah sia quantomeno ingenua, se non pericolosa.

Dall’altra parte del Tevere, la risposta del successore di Pietro non si è fatta attendere, anche se è arrivata per voce del segretario di stato vaticano, Pietro Parolin. Pur senza entrare nel merito delle invettive personali, la Santa Sede ha ribadito che Leone XIV continuerà a predicare il Vangelo e a chiedere la pace “in ogni occasione, opportuna e non”. Una replica secca, che respinge al mittente l’accusa di debolezza e ribadisce l’autonomia di giudizio della Chiesa, la quale – come ha aggiunto il pontefice – accetta le critiche purché mosse con lealtà. Per Rubio, cattolico praticante, il faccia a faccia in programma domani si preannuncia come una missione diplomatica tra le più delicate, dovendo mediare tra la linea dura del suo presidente e le posizioni pacifiste del papa.

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