Hydra, anche Vestiti si pente: l'ultimo boss silente collabora

Hydra, anche Vestiti si pente: l'ultimo boss silente collabora
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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il boss Giancarlo Vestiti, referente al Nord del clan camorristico romano dei Senese, avrebbe deciso di collaborare con la giustizia e di consegnarsi ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Milano. La notizia non è stata annunciata ufficialmente in aula, ma è circolata tra i legali durante l'udienza del maxi-processo Hydra, celebrato nell'aula bunker di piazza Filangeri. Con lui salgono a sei i collaboratori di giustizia in un procedimento che vede 45 imputati, chiamati a rispondere a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsioni, traffico e spaccio di stupefacenti, porto illegale di armi e riciclaggio.

Dal 41 bis alla scelta di collaborare

Il 58enne, originario di Benevento, era l'ultimo tra i boss di Hydra a non aver ancora parlato con gli inquirenti. Ad agosto era stato sottoposto al regime di carcere duro previsto dall'articolo 41 bis dell'ordinamento penitenziario, e da quella detenzione sarebbe partita la richiesta di incontrare i pubblici ministeri. Il regime speciale potrebbe aver pesato in modo decisivo sulla decisione, ma al momento si tratta di una lettura e non di una conferma.

Un indizio concreto emerso in udienza riguarda la difesa: l'imputato ha cambiato avvocato e non è più assistito dal suo storico legale, Mario Marino. È su questo passaggio che si fonda l'ipotesi più accreditata, quella di un uomo considerato l'artefice del nuovo consorzio delle mafie al Nord che ha scelto la strada della collaborazione.

Il consorzio delle mafie e gli altri pentiti

L'inchiesta Hydra descrive un'alleanza stabile tra Cosa nostra, 'ndrangheta e camorra in Lombardia, una struttura «a tre teste» che avrebbe gestito affari e spartito interessi senza conflitti. Il filone ordinario del processo si è aperto con la notizia della collaborazione di Gioacchino Amico, indicato come rappresentante del clan Senese all'interno del consorzio: il suo pentimento era stato reso noto dalla pm Alessandra Cerreti nel marzo 2026, a una delle prime udienze.

Prima di lui avevano scelto di parlare altri affiliati, tra cui William Alfonso Cerbo, detto «Scarface», Saverio Pintaudi, legato alla famiglia Iamonte della 'ndrangheta, e Francesco Bellusci. Le dichiarazioni di Cerbo avevano riguardato anche i flussi di denaro che ruotavano attorno al gruppo dei Senese, mentre l'ingresso di Amico aveva acceso i riflettori sulla rete di relazioni del consorzio, compresa una fotografia del 2019 che lo ritraeva con la premier Giorgia Meloni e che aveva generato polemiche.

I rapporti con la politica raccontati da Domani

Il quotidiano Domani aveva già riferito dei rapporti che il boss avrebbe vantato con politici di rilievo nazionale. I soggetti citati hanno smentito ogni legame e non figurano tra gli indagati. Secondo quanto si apprende, il clan Senese è collegato dalle cronache giudiziarie ai Moccia di Afragola, storica famiglia della camorra campana.

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