Conto termico, il Mase taglia i contributi per i privati e riapre il portale con una proroga di 40 giorni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si placano le turbolenze intorno al Conto termico 3.0, il meccanismo – lo ricordiamo – che incentiva interventi di piccola scala per l’efficienza energetica e la produzione di calore da fonti rinnovabili. A poche ore dalla riapertura del portale del Gse, avvenuta ufficialmente il 13 aprile dopo un blocco durato oltre un mese, il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica (Mase) ha firmato il decreto direttoriale n. 72 del 10 aprile 2026, ridisegnando la geografia finanziaria dello strumento. L’effetto più tangibile, almeno sulla carta, è uno spostamento netto di risorse: 50 milioni di euro transitano dal plafond destinato a privati e imprese per finire nelle casse della pubblica amministrazione.

Fondi rimodulati e la resa dei conti con la saturazione delle domande

Per comprendere la portata del provvedimento, bisogna osservare i numeri da vicino. Il decreto ministeriale che disciplina il Conto termico 3.0 aveva stanziato un tetto complessivo di 900 milioni annui, ripartiti in 500 milioni per il settore privato e 400 per quello pubblico. Con la nuova disposizione, questa forbice si restringe ulteriormente: si scende a 450 milioni per ciascun comparto. Il ministero, nelle premesse del testo, giustifica la scelta con un’analisi oggettiva dei flussi di domande pervenuti, i quali avrebbero evidenziato “una maggiore saturazione della quota destinata alle pubbliche amministrazioni”. In altre parole, sono stati proprio i Comuni – che spesso accedono al meccanismo tramite la procedura di prenotazione per lavori ancora da iniziare – a congestionare il sistema, portando al blocco della piattaforma già lo scorso 3 marzo. La prenotazione, va detto, resta attualmente sospesa, mentre si tenta di smaltire l’ingorgo pratiche.

La riapertura del portale e le finestre temporali per non perdere l’incentivo

La riapertura del portale, avvenuta esclusivamente per la modalità di accesso diretto (quella riservata agli interventi già conclusi), porta con sé una boccata d’ossigeno per chi aveva visto sfumare le scadenze a causa della chiusura tecnica. Il Gse ha infatti concesso una proroga straordinaria di 40 giorni per la presentazione delle domande. Questa deroga si applica a tutti quei soggetti per i quali il termine dei 90 giorni – previsto dalla normativa per inoltrare la richiesta dalla data di fine lavori – cadeva nel periodo di inattività del sistema, compreso tra il 3 marzo e il 12 aprile. Non solo: la finestra si allarga anche per gli interventi conclusi tra il 25 dicembre 2025 e il giorno della riapertura. Per questi ultimi, in fase di compilazione della pratica, i tecnici dovranno indicare la data di presentazione della domanda come “data di conclusione dell’intervento”, una forzatura operativa necessaria unicamente per aggirare il blocco informatico e permettere l’invio dell’istanza.

Il peso del catalogo Gse e le verifiche istruttorie in corso

Mentre il sistema cerca di riavviarsi, il Gse ha già messo le mani avanti sui controlli. Dal 15 aprile è consultabile il catalogo aggiornato degli apparecchi prequalificati, un elenco – questo sì – che elenca le tecnologie i cui requisiti sono già stati verificati, accelerando di fatto l’istruttoria per chi sceglie prodotti standardizzati. Resta inteso che, nonostante la proroga, l’onere della prova ricade interamente sul soggetto responsabile. Le richieste arrivate durante la prima ondata, alcune delle quali annullate o considerate non ripresentabili, hanno insegnato che la documentazione tecnica e i giustificativi di pagamento devono rispettare tempistiche ferree, senza lasciare spazio a ricostruzioni postume. L’accesso diretto, sebbene ora semplificato nella procedura, non esonera dal rischio di vedersi respingere l’istanza in fase di verifica documentale.

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