Il cerchio sulle quattro o cinque persone: l’avvelenamento con la ricina e il giallo di Pietracatella

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ombra della ricina si allunga ancora sul borgo di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove dopo Natale la vita di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita è stata spezzata da un veleno tanto raro quanto letale. Gianni Di Vita, marito della prima e padre della seconda, non sa – o non dice – chi possa nutrire un rancore tanto profondo da trasformarsi in gesto omicida, eppure le sue parole, depositate giovedì scorso nel corso di un’audizione di quasi cinque ore in Questura, hanno fornito agli inquirenti un punto fermo: non esistevano attriti tra sua moglie e sua cugina, così come non vi sarebbero motivi di risentimento con altri familiari. Dichiarazioni, queste, che l’avvocato Vittorino Facciolla – legale dell’ex sindaco e al contempo suo amico personale – ha riassunto ai cronisti, confermando l’assenza di conflitti palesi all’interno della cerchia più ristretta.

I sospetti si concentrano su un numero ristretto di persone

La squadra mobile di Campobasso, dopo settimane di accertamenti tossicologici e ricostruzioni delle abitudini delle due vittime, avrebbe ristretto il campo a «quattro o cinque persone al massimo», secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi. Non si tratta di indagati formalmente iscritti nel registro, bensì di soggetti che, per relazione familiare o prossimità alla vittima, risultano al momento gli unici a godere – se così si può dire – dell’attenzione esclusiva della Procura. Gli interrogatori delle persone informate sui fatti sono ripresi in questi giorni nella sede della Questura, mentre i detective incrociano testimonianze raccolte tra parenti, conoscenti e vicini di casa. Il movente resta avvolto nel mistero, ma l’ipotesi dell’avvelenamento volontario e premeditato, lungi dall’essere una suggestione, viene ormai trattata con «crescente convinzione» dagli stessi inquirenti.

Un veleno che non lascia scampo e un precedente inquietante

La ricina, proteina tossica estratta dai semi del ricino, non è un veleno comune neppure nei manuali di medicina legale: la sua preparazione richiede competenze specifiche e l’accesso a materie prime non difficilissime da reperire, ma la sua manipolazione è estremamente pericolosa. Proprio per questa ragione, gli investigatori hanno subito scartato l’ipotesi di un incidente domestico o di una contaminazione accidentale. Nel frattempo, un precedente giudiziario sembra aleggiare sul caso: alcuni organi di stampa hanno ricordato un vecchio episodio che coinvolgeva militanti di Casapound, sebbene al momento non sussistano elementi pubblici che leghino quella vicenda alle due morti di Pietracatella. I familiari delle vittime, dal canto loro, continuano a collaborare con la giustizia, e nessuno di loro è stato sentito come indagato.

L’assenza di moventi dichiarati e il silenzio degli atti

Non ci sarebbero eredità consistenti in ballo, né conflitti aperti emersi dalle intercettazioni o dai messaggi sequestrati sui telefoni delle due donne. A essere messa sotto la lente d’ingrandimento è la trama dei rapporti quotidiani, quelle frequentazioni silenziose o quelle rivalità sopite che solo un’indagine capillare può riportare a galla. Di Vita, durante il lungo interrogatorio in Questura, ha escluso ogni possibile attrito con la moglie o con la figlia, ribadendo la sua estraneità a qualsiasi movente. Eppure, il cerchio intorno alle «quattro o cinque persone» si stringe giorno dopo giorno, mentre gli inquirenti setacciano tabulati telefonici, tracce biologiche e ogni pur minimo residuo del pasto natalizio che potrebbe aver contenuto la dose letale. La ricina, si sa, agisce in poche ore: blocca la sintesi proteica delle cellule, provocando un collasso multi-organo irreversibile. Per Antonella e Sara non ci fu scampo, e per chi ha preparato quel veleno – sempre che lo si possa dimostrare – la legge non prevede attenuanti.

Meta description: Due donne uccise con la ricina in Molise. Quattro o cinque i sospettati, si stringe il cerchio degli inquirenti.

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