Piantedosi a Napoli: "No ai padroni delle tessere, sì al voto libero"
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Redazione Interno
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Il ministro dell’Interno, intervenendo a Napoli per illustrare il piano “Campania Sicura” assieme al candidato del centrodestra Edmondo Cirielli, ha tracciato una netta linea di demarcazione tra due modelli di partecipazione democratica. “Bisogna andare a votare perché confidiamo sul voto di opinione, non su quello dei collettori di voti, dei padroni delle tessere”, ha affermato Piantedosi, il quale, pur senza menzionare esplicitamente alcuna forza politica, ha delineato una contrapposizione tra un elettorato libero e uno influenzato da meccanismi di raccolta del consenso basati su logiche di appartenenza. Il suo discorso, che ha toccato temi di sicurezza e imminenti scadenze elettorali, si è inserito in un clima politico già surriscaldato dalla campagna per le regionali.
Il nodo del condono edilizio
Proprio in quei giorni, infatti, il dibattito era stato infiammato dall’inserimento nella legge di Bilancio di un emendamento, voluto da Fratelli d’Italia, che mira a riattivare i termini della regolarizzazione edilizia del 2003. Una misura, questa, che andrebbe a intervenire su una vicenda rimasta irrisolta soprattutto in Campania, dove all’epoca il governatore Antonio Bassolino non ne dispose l’applicazione, lasciando in sospeso la posizione di migliaia di famiglie. L’opposizione ha immediatamente bollato l’iniziativa come una “mancia elettorale”, finalizzata ad accaparrarsi il consenso in vista del voto. Piantedosi, dal canto suo, ha rilanciato l’argomento durante la sua apparizione napoletana, osservando come “il condono ripara i flop del centrosinistra” e contrapponendo quella che viene dipinta come una necessaria correzione a precedenti inadempienze alle politiche migratorie dell’avversario.
Le reazioni e il contesto della campagna
La proposta di riapertura del condono non ha trovato un fronte compatto all’interno della stessa maggioranza, registrando perplessità da parte di Forza Italia, mentre la Lega ha spinto per introdurre nel medesimo testo della manovra altri temi a lei cari, come le pensioni. L’intervento del ministro, che ricopre un ruolo di garante istituzionale del regolare svolgimento delle consultazioni, ha quindi ulteriormente polarizzato il confronto, aggiungendo un tassello significativo a una campagna elettorale già caratterizzata da toni accesi. La critica ai “padroni delle tessere” è apparsa a molti come un modo per delegittimare un certo modo di fare politica, andando a lambire, seppur indirettamente, anche le modalità di organizzazione del consenso degli avversari.
Uno scontro che va oltre la regione
La disputa sul condono campano, con le sue implicazioni nazionali, trascende così la semplice contesa per la guida della regione, configurandosi come un banco di prova per gli equilibri di governo e per le strategie comunicative dei partiti. L’accostamento operato da Piantedosi tra la mancata applicazione di una sanatoria e le scelte di altri ambiti, come quelle sull’immigrazione, ha il sapore di una controffensiva politica che mira a ribaltare le accuse di utilizzo strumentale della legge di Bilancio. In questo quadro, la corsa alla presidenza della Campania si carica di significati più ampi, divenendo il terreno sul quale si misurano non solo i programmi per il territorio, ma anche le diverse visioni dello Stato e del rapporto con i cittadini-elettori.




