Paragon, Meloni chiamata in Parlamento: il caso spyware che scuote l’intelligence italiana
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Redazione Interno
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Il caso Paragon, che vede al centro l’utilizzo illegale di software spia per intercettare telefonini di attivisti e giornalisti italiani, continua a far discutere, alimentando un dibattito che coinvolge non solo il governo ma anche i servizi segreti, già sotto i riflettori per vicende come il caso Almasri e le indagini su Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Giorgia Meloni. Le opposizioni, in particolare, chiedono che la premier si presenti in Parlamento per rispondere alle numerose domande ancora aperte, ritenendo insufficiente un’audizione al Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica.
Il software in questione, Graphite, sviluppato dall’azienda israeliana Paragon Solutions, sarebbe stato utilizzato in violazione non solo delle norme italiane ma anche delle clausole contrattuali stabilite con la stessa società, tanto che quest’ultima ha deciso di rescindere i contratti con i clienti italiani, identificati in un’agenzia di polizia e un’organizzazione di intelligence. Un fatto che, da solo, solleva interrogativi sulla gestione delle operazioni di sorveglianza nel Paese.
Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, ha espresso preoccupazione per quello che definisce “regolamenti di conti all’interno dei servizi di intelligence”, sottolineando come le pagine dei giornali siano piene di scontri tra agenti segreti piuttosto che di azioni a difesa dell’interesse nazionale. Intanto, Palazzo Chigi sta valutando nuovi posizionamenti ai vertici dell’intelligence, in un contesto già teso e frammentato.
Riccardo Magi, esponente di +Europa, ha chiesto al governo di fare chiarezza al più presto, evidenziando l’assenza di rassicurazioni ufficiali verso i cittadini, il mondo della stampa e le organizzazioni non governative. “È incredibile che ancora non abbiamo sentito la voce del governo”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di accertare eventuali responsabilità e abusi nell’uso dello spyware.
Le domande rivolte al governo, avanzate anche da Fanpage, sono precise e puntuali: l’Italia era cliente di Paragon Solutions? Il governo Meloni può smentire di aver acquistato o utilizzato tecnologie di sorveglianza per spiare giornalisti e attivisti? Perché Paragon avrebbe chiuso i contratti con l’Italia? E, soprattutto, quali misure intende adottare il governo per proteggere i cittadini da operazioni di spionaggio illegali?




