I Dazi americani bloccano l'export italiano: vini fermi nei porti, formaggi e manifattura in allarme

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli ordini di vini italiani diretti negli Stati Uniti sono stati congelati, lasciando decine di container in attesa nei porti mentre le aziende cercano di capire se e quando i dazi annunciati dall’amministrazione statunitense entreranno in vigore. "Un container impiega due mesi ad attraccare, e ora tutto è bloccato", spiega Micaela Pallini, presidente di Federvini, descrivendo una situazione di stallo che rischia di trasformarsi in un duro colpo per un settore che dipende fortemente dal mercato USA. Se da un lato le ultime notizie lasciano presagire un esito inevitabile, dall’altro i commercianti, per non incappare in perdite maggiori, hanno già sospeso le partenze.

La stessa incertezza grava sulla manifattura lombarda, dove la produzione industriale nel 2024 ha registrato un calo dello 0,8%, secondo i dati di Assolombarda, in un contesto già segnato dai rincari energetici. Alessandro Spada, presidente dell’associazione, sottolinea come i dazi rischino di aggravare le difficoltà di un comparto, come quello automobilistico, che ha già subito le conseguenze di scelte europee poco favorevoli all’industria. Se a questo si aggiunge la minaccia di barriere tariffarie, il quadro diventa ancora più complesso, con ripercussioni che potrebbero estendersi a tutta la filiera.

Non va meglio per il settore caseario, nonostante l’export abbia toccato livelli record. Il Pecorino Romano dop, prodotto tra Sardegna, Lazio e provincia di Grosseto, è tra i più esposti: sebbene il prezzo alla borsa merci di Milano si mantenga stabile, con una lieve tendenza al rialzo intorno ai 12 euro al chilo, il mercato mostra già i primi segni di flessione. Il timore è che nuove tariffe possano erodere la competitività di un prodotto che, come altri formaggi italiani, trova negli Stati Uniti uno sbocco cruciale.

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