La lunga attesa dei crocieristi italiani bloccati a Dubai: Msc lavora al rimpatrio, dalla nave l'incubo delle esplosioni
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Redazione Interno
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Sono giorni di tensione e incertezza quelli che stanno vivendo i 563 passeggeri italiani della Msc Euribia, la nave da crociera ormeggiata da sabato scorso nel porto di Dubai a causa dell'improvvisa escalation militare che ha coinvolto Iran, Stati Uniti e Israele. La compagnia di navigazione, come si legge in una nota diffusa nelle ultime ore, sta collaborando in modo continuativo con i vettori aerei, in particolare con Emirates ed Etihad Airways, al fine di individuare e garantire voli di rientro per gli ospiti nel più breve tempo possibile; una priorità assoluta, quella del rimpatrio, che si scontra però con la complessa gestione degli spazi aerei e con le liste d'attesa delle compagnie, le quali – spiega Msc – «hanno comunicato che seguiranno un ordine di precedenza basato sulla data originaria del volo». La compagnia, nel tentativo di accelerare le operazioni, sta valutando soluzioni alternative, inclusa l'organizzazione di voli charter in partenza non solo da Dubai ma anche da Abu Dhabi o da Muscat, in Oman, mantenendo allo stesso tempo un coordinamento costante con le autorità locali, le ambasciate e i ministeri degli Esteri competenti per sostenere e facilitare il rientro in sicurezza dei propri ospiti. La situazione a bordo, assicurano dalla società, rimane serena, con gli ospiti che continuano ad avere pieno accesso a tutti i servizi e ricevono aggiornamenti regolari, ma la realtà raccontata da chi è bloccato sulla nave dipinge un quadro di crescente apprensione.
«Ci sentiamo abbandonate, nessuno ci dice niente»: il dramma dei turisti a bordo
Tra i passeggeri in attesa, la frustrazione e la paura stanno lasciando il posto alla stanchezza e allo smarrimento. A raccontare il momento di terrore vissuto domenica è Giulia Lai, una ragazza romana di 25 anni in vacanza con l'amica Sofia Tittarelli: «Stavamo pranzando a Kite Beach, un ristorante sulla spiaggia – ha raccontato – quando all'improvviso abbiamo sentito due grandi boati in pochi minuti. Siamo corse in hotel spaventate». Un'esperienza, quella del sibilo dei droni e delle esplosioni, che ha trasformato una vacanza da sogno in un incubo fatto di attesa e mancanza di comunicazioni. «Siamo esauste, ci sentiamo abbandonate, nessuno ci dice niente», ha aggiunto la giovane, fotografando lo stato d'animo di molti dei crocieristi che, seppur assistiti dallo staff di bordo, non hanno certezze sulle tempistiche del rientro. Le loro voci si uniscono a quelle di altri italiani bloccati nella regione, come i passeggeri che hanno finalmente potuto riabbracciare i propri cari atterrando oggi all'aeroporto di Orio al Serio: un centinaio di viaggiatori, tra cui le cantanti Luisa Corna e Francesca Alotta, sono sbarcati dal primo volo proveniente da Dubai dopo giorni di stop, accolti da baci, abbracci e sospiri di sollievo, a testimonianza di una lenta e graduale ripresa dei collegamenti.
La normalità raccontata da chi vive a Dubai: «La vita prosegue, gli allarmismi sono ingiustificati»
In un contesto di apprensione legittima, emergono anche voci che invitano a non cadere in facili catastrofismi. Valentina Baldini, art advisor e moglie di Andrea Pirlo – attuale allenatore dell'Fc United di Dubai – ha voluto ridimensionare il clima di panico che talvolta viene descritto dall'Italia. Intervistata dal Corriere della Sera, la Baldini ha raccontato la paura iniziale, quella della notte tra il 27 e il 28 febbraio, quando un aereo nero ha sorvolato la sua abitazione seguito da un botto fortissimo che l'ha tenuta sveglia per ore, ma ha subito aggiunto: «La mia giornata scorre normalmente. Mentre in Italia qualcuno immagina scenari catastrofici che qui, semplicemente, non esistono nella forma in cui vengono raccontati». Una precisazione importante, la sua, che restituisce l'idea di una città che, nonostante gli attacchi subiti e la tensione geopolitica, cerca di mantenere un ritmo di vita ordinario: i supermercati non sono vuoti, i taxi girano, i ristoranti sono aperti e gli ospedali funzionano. Un tentativo, il suo, di separare la percezione esterna da una realtà che, seppur segnata da momenti di autentica paura, non è sprofondata nel caos.
Sei navi ferme nel Golfo, il nodo dei rimpatri e la macchina diplomatica
La Msc Euribia non è l'unica imbarcazione rimasta intrappolata nella crisi. Sono complessivamente sei le navi da crociera bloccate nei porti del Golfo Persico – Dubai, Abu Dhabi e Doha – a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran e delle restrizioni allo spazio aereo regionale. Oltre alla nave di Msc, risultano ferme la Celestyal Discovery e la Celestyal Journey della compagnia greca Celestyal Cruises, e due navi della tedesca TUI, la Mein Schiff 4 e la Mein Schiff 5. Un vero e proprio ingorgo galleggiante che coinvolge migliaia di turisti di ogni nazionalità, in attesa che le rotte si liberino e che i voli di rimpatrio possano decollare con regolarità. La macchina diplomatica, nel frattempo, si è messa in moto: la Farnesina, attraverso l'Unità di Crisi, sta lavorando per facilitare il rientro dei connazionali, molti dei quali sono già stati rimpatriati nelle ultime ore da Abu Dhabi, Riad e Muscat utilizzando voli commerciali facilitati o prenotazioni private. Nei prossimi giorni, è stato annunciato, altri voli partiranno dai principali scali della regione verso l'Italia, ma per i 563 della Msc Euribia l'attesa prosegue, fatta di silenzi interrotti solo dal rumore del mare e dalla speranza di vedere presto all'orizzonte un aereo con la rotta di casa.




