Alberto Stasi verso i servizi sociali dopo Bollate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Alberto Stasi torna al centro della vicenda giudiziaria con il via libera della Procura di Milano all’affidamento in prova ai servizi sociali, un passaggio che apre alla possibile uscita dal carcere di Bollate dopo dieci anni e mezzo di detenzione. L’ex condannato per il delitto di Garlasco, legato all’omicidio di Chiara Poggi, è comparso davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano nell’ambito di un’udienza riservata, mentre i giudici hanno scelto di prendersi alcuni giorni per la decisione. La misura non coincide con la libertà piena e non interviene sul giudizio di colpevolezza già espresso nei gradi di giudizio. Resta infatti aperto il percorso detentivo complessivo, con il fine pena indicato per il 2028.

La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano

L’udienza si è svolta in forma riservata davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano, con la presenza di Alberto Stasi e del suo difensore Giada Bocellari. Nel corso dell’incontro, durato circa mezz’ora, sono state poste poche domande, mentre il presidente Marcello Bortolato ha poi comunicato la riserva sulla decisione finale. L’ordinanza è attesa entro pochi giorni e rappresenta il passaggio decisivo per stabilire se concedere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Al termine dell’udienza, Stasi ha lasciato l’aula accompagnato dalla sua legale, evitando il contatto con i giornalisti presenti all’esterno.

Il percorso giudiziario tra condanna e richieste di revisione

Il percorso detentivo di Alberto Stasi inizia con la sua costituzione in carcere nel dicembre 2015, quando si presenta volontariamente alla casa circondariale di Bollate. Da allora sono trascorsi dieci anni e sei mesi di detenzione legati alla condanna per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco. Nel corso del tempo, le istanze di revisione del processo sono state respinte, così come un ricorso presentato in sede europea, senza modificare l’impianto della sentenza definitiva. Il quadro giudiziario resta quindi definito dalle condanne già passate in giudicato, mentre le richieste successive non hanno portato a cambiamenti sostanziali della posizione processuale.

In questo contesto si inserisce anche la prospettiva dell’affidamento in prova ai servizi sociali, che non modifica l’esito delle condanne ma interviene esclusivamente sulle modalità di esecuzione della pena. La permanenza a Bollate ha rappresentato l’ultimo lungo periodo di detenzione, segnato da una presenza costante delle figure legali e familiari più vicine, tra cui la madre Elisabetta e l’avvocata Giada Bocellari. La misura, se concessa, non comporterebbe un riconoscimento di innocenza, ma un diverso regime di espiazione della pena ancora in corso.

L’attesa della decisione e il ruolo della difesa

Nelle ore successive all’udienza, l’attesa si concentra sulla decisione del Tribunale di Sorveglianza, che dovrà esprimersi entro pochi giorni sul possibile affidamento. Secondo quanto emerso, l’ex condannato ha seguito il percorso giudiziario mantenendo una posizione di attesa, mentre le persone a lui più vicine hanno continuato a seguire ogni passaggio procedurale. La difesa, guidata da Giada Bocellari, ha accompagnato ogni fase dell’iter, compresa la presenza in aula durante l’ultima udienza riservata. Il contesto resta quello di un’uscita dal carcere non definitiva, legata a una misura alternativa alla detenzione.

Resta inoltre la dimensione personale legata agli anni trascorsi in carcere, con un percorso segnato da oltre dieci anni di reclusione e da una lunga serie di passaggi giudiziari. Le persone vicine a Stasi hanno descritto un’attesa che si è protratta lungo 548 settimane di detenzione, tra Bollate e le fasi successive alla condanna definitiva. In questo scenario, la prospettiva dei servizi sociali rappresenta un cambiamento del regime di espiazione della pena, mentre il procedimento complessivo continua a mantenere la sua struttura originaria in attesa dell’ordinanza finale.

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