Pogacar domina sui Pirenei e dedica la vittoria a Samuele Privitera
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Redazione Sport
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Tadej Pogacar, che già aveva lasciato il segno in questa edizione del Tour de France, ha firmato una delle sue imprese più convincenti sulla tappa pirenaica di Hautacam, riconquistando la maglia gialla con un margine che lascia poco spazio alle ambizioni dei rivali. Lo sloveno, capace di gestire la fuga in solitaria con una freddezza che ormai è il suo marchio di fabbrica, ha chiuso con oltre due minuti di vantaggio su Jonas Vingegaard, mentre Florian Lipowitz si è dovuto accontentare del terzo posto. Ma a colpire, oltre alla prestazione atletica, è stato il gesto che ha seguito il traguardo: Pogacar ha dedicato la vittoria a Samuele Privitera, il diciannovenne ciclista italiano morto poche ore prima in una caduta durante il Giro della Val d’Aosta.
La tragedia di Privitera, i cui dettagli restano ancora da chiarire ma che rientra purtroppo in una lunga serie di incidenti che hanno segnato il ciclismo degli ultimi anni, ha gettato un’ombra sulla giornata di corsa. La cronoscalata prevista in Val d’Aosta è stata annullata, ma il Tour, come spesso accade di fronte a eventi simili, ha proseguito senza interruzioni. Pogacar, che già alla partenza aveva minimizzato i postumi di una caduta occorsagli il giorno prima – "niente di grave, solo abrasioni" – ha trasformato la tappa in un tributo silenzioso.
Quella di Hautacam, con i suoi tornanti e i dislivelli che hanno selezionato il gruppo, è stata l’occasione per Pogacar di ribadire la sua superiorità. Ben Healy, fino a quel momento in giallo, non ha potuto far altro che cedere il passo, mentre Vingegaard, nonostante il secondo posto, ha visto allungarsi ulteriormente il distacco in classifica generale. Quello che colpisce, osservando i numeri, è la progressione implacabile dello sloveno, che sembra ormai avere in mano le redini della corsa.
La dedica a Privitera, un gesto che va oltre il protocollo delle interviste post-gara, ha restituito un’immagine più umana del campione, spesso dipinto come una macchina da risultati. Senza enfasi retorica, Pogacar ha ricordato che il ciclismo, per quanto spettacolare, rimane uno sport di confine, dove il rischio fa parte del gioco. E mentre la corsa riprende il suo corso, la morte del giovane italiano riapre, ancora una volta, il dibattito sulla sicurezza nelle corse minori, troppo spesso trascurate.




