Gaza, Abbas chiama il Papa: Leone XIV chiede soccorso per i civili e protezione dei luoghi sacri
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Redazione Esteri
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Mahmoud Abbas, presidente dello Stato di Palestina, ha telefonato ieri a Leone XIV in un momento in cui la crisi umanitaria a Gaza si fa sempre più drammatica. Secondo quanto riportato dalla Sala stampa vaticana, il Pontefice ha ribadito con fermezza «l’urgenza di prestare soccorso ai più esposti alle conseguenze del conflitto», sottolineando la necessità di garantire l’accesso agli aiuti. Non si è trattato di un semplice scambio di convenevoli, ma di un confronto diretto sulle ultime tragiche evoluzioni nella Striscia e in Cisgiordania, dove i civili continuano a pagare il prezzo più alto.
Leone XIV, che già nell’ultimo Angelus aveva condannato senza mezzi termini l’escalation di violenza, ha rinnovato l’appello al «pieno rispetto del diritto internazionale umanitario», ricordando l’obbligo di proteggere innocenti e luoghi di culto. Un riferimento non casuale, considerando che giovedì scorso la parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza è stata colpita, lasciando la comunità locale sotto shock. Padre Gabriel Romanelli, parroco del luogo, ha descritto una situazione di estrema tensione, pur confermando che i feriti sono fuori pericolo.
Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ha definito il Papa «voce dei civili inermi», evidenziando come ormai «a Gaza si siano superati tutti i limiti». D’altronde, le parole di Leone XIV non lasciano spazio a interpretazioni: il trasferimento forzato della popolazione e l’uso indiscriminato della forza sono pratiche inaccettabili, qualunque sia il contesto.
Diversa, però, la lettura di Jonathan Peled, ambasciatore israeliano, secondo cui l’appello del Pontefice andrebbe rivolto soprattutto a Hamas, accusato di utilizzare i civili come scudi umani. «Condividiamo l’invocazione della fine del terrorismo», ha dichiarato Peled, in una replica che riflette le profonde divergenze politiche alla base del conflitto.




