Rai, Ranucci e l’effetto Santoro: l’ad Rossi ordina un supplemento d’indagine interna sul caso Report
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Redazione Interno
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La vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, si arricchisce di un nuovo capitolo tutto interno alle dinamiche aziendali di viale Mazzini. Mentre il giornalista fa ritorno in pubblico dopo l'arresto dell'amico Valter Lavitola e la confessione di quest'ultimo, ai piani alti della Rai si respira un'aria di profonda cautela. L'amministratore delegato Giampaolo Rossi, consapevole della delicatezza del momento e della pressione mediatica che grava sulla testata, ha infatti richiesto un supplemento di indagine al Comitato etico dell'azienda.
Un movimento che, nelle stanze del potere, viene letto come un tentativo di blindare ogni futura decisione sul destino del programma e del suo conduttore, cercando di evitare il ripetersi di scenari già vissuti in passato con altri colleghi.
Il precedente Santoro e le cautele di viale Mazzini
Il timore che si sia diffuso tra i vertici Rai è quello di innescare un cosiddetto "effetto Santoro", un termine che riecheggia le turbolente vicende che portarono all'allontanamento di Michele Santoro dalla televisione pubblica. In quel caso, le frizioni tra la linea editoriale dell'azienda e le inchieste del giornalista si trasformarono in un caso politico e mediatico di enormi proporzioni, con ripercussioni durature sull'immagine del servizio pubblico.
Per questo motivo, l'ad Rossi avrebbe chiesto al Comitato etico – che già aveva consegnato gli esiti di una prima istruttoria sulla correttezza del operato di Ranucci – di approfondire ulteriormente alcuni aspetti. L'obiettivo dichiarato, secondo quanto si apprende, è quello di acquisire una garanzia totale che ogni eventuale provvedimento, sia esso di natura disciplinare o contrattuale, poggi su basi giuridicamente inattaccabili, riducendo al minimo lo spazio per contestazioni esterne o polemiche interne.
La prima uscita pubblica di Ranucci e le parole sul "controsenso"
Mentre in Rai si procede con cautela, Sigfrido Ranucci ha rotto il silenzio con la sua prima apparizione pubblica a Longarone, in Trentino, dove è stato accolto da quasi un migliaio di persone. L'evento, un firmacopie presidiato da un nutrito schieramento di forze dell'ordine, ha segnato il ritorno sul palcoscenico mediatico del giornalista dopo i clamorosi sviluppi giudiziari legati all'arresto di Lavitola. Nonostante il calore del pubblico, Ranucci ha voluto mettere subito un paletto: "Dell'inchiesta non parlo", ha premesso, limitandosi a difendere il senso stesso del suo lavoro.
Parlando del programma, ha definito l'ipotesi di una chiusura di Report come un "controsenso", paragonandola all'eventualità che il Papa si lamentasse del Giubileo. Una metafora forte, che lascia intendere come, per il giornalista, l'inchiesta sia l'essenza stessa del servizio pubblico e che interromperla rappresenterebbe un atto contro natura per l'azienda.
Le omissioni, l'amicizia con Lavitola e il nodo Tavares
Sul fronte giudiziario, però, il quadro rimane complesso e costellato di zone d'ombra che il supplemento d'indagine richiesto da Rossi non potrà certo chiarire. Ranucci ha definito l'attacco che sta subendo come "vergognoso", ma le domande che circondano la sua posizione restano numerose. Al centro della riflessione interna e dell'attenzione mediatica vi è il rapporto con l'ex editore Valter Lavitola, un'amicizia che è finita sotto la lente della procura.
Un altro elemento che alimenta i dubbi è il ruolo del factotum Tavares, una figura che, come emerge dai messaggi scambiati tra il giornalista e Lavitola, Ranucci conosceva. La circostanza che il conduttore non abbia parlato di questo rapporto con l'autorità giudiziaria rappresenta un aspetto che, sebbene non investigato direttamente dal Comitato etico della Rai, pesa come un macigno sulla sua credibilità e sulla valutazione complessiva della sua condotta.
Il gesto del padre di Vannacci e la solidarietà inaspettata
Nonostante le tensioni e l'aria pesante che si respira a Roma, la giornata di Longarone ha regalato a Ranucci un momento di inaspettata umanità. Per sdrammatizzare e mostrare un lato diverso della vicenda, il giornalista ha raccontato un aneddoto che lo ha visibilmente colpito, mostrando sul suo telefonino una foto scattata a Cagliari nei giorni precedenti. L'immagine lo ritraeva insieme a un anziano signore, che altri non era che il padre del generale Roberto Vannacci.
Il gesto del genitore del militare, che lo avrebbe inseguito per dimostrargli stima e stringergli la mano, è stato utilizzato da Ranucci come un simbolo di come la sua battaglia per la trasparenza e l'informazione possa talvolta superare le barriere ideologiche. Un episodio che, seppur marginale rispetto al cuore della vicenda giudiziaria, ha restituito al conduttore un attimo di respiro in una settimana segnata dalle polemiche e dalle scelte delicate che ora attendono l'azienda.
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