Morta dopo liposuzione, chirurgo già condannato nel mirino
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Redazione Interno
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Simonetta Kalfus, 62 anni, ex dirigente Unicredit, è deceduta il 18 marzo all’ospedale Grassi di Ostia, dove era ricoverata in coma vegetativo da quattro giorni. Le sue condizioni, secondo le prime ricostruzioni, si sarebbero aggravate a seguito di un intervento di liposuzione eseguito in una clinica privata romana, nella zona di Cinecittà. La figlia, Eleonora Rivetti, ha denunciato ai carabinieri di Ardea i medici coinvolti, tra cui il chirurgo Carlo Bravi, già condannato in passato per lesioni colpose dopo un lifting al seno finito male.
"Su internet si trova tutto – ha dichiarato la figlia al Messaggero –. Aveva rovinato un’altra ragazza. Perché non è stato fermato?". Bravi, iscritto nel registro degli indagati insieme all’anestesista Francesco Iandimarino – amico della vittima, che l’avrebbe accompagnata e partecipato all’operazione – e a Eleonora Valletta, medico del pronto soccorso di Pomezia, è accusato di non aver evitato complicazioni che, stando alle testimonianze, avrebbero portato a un’embolia.
La dinamica del ricovero solleva interrogativi: il 13 marzo, il compagno di Simonetta, allarmato dalle sue condizioni, l’aveva portata in ospedale, ma Valletta l’aveva dimessa sostenendo che "tutto fosse a posto". Solo il giorno dopo, peggiorata, era stata trasferita al Grassi. "Era piena di buchi, le hanno tolto grasso ovunque", ha aggiunto la figlia, descrivendo un intervento apparentemente invasivo.




