Aeroporti italiani, nel 2025 oltre 229,7 milioni di passeggeri: il dato Enac che certifica la ripresa strutturale
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Redazione Economia
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L’Enac ha diffuso i numeri relativi al traffico aereo del 2025, e questi, va detto senza girarci troppo intorno, disegnano un quadro di sostanziale e definitiva consolidazione. Con oltre 229,7 milioni di passeggeri registrati negli scali nazionali, si registra un incremento del 5% rispetto all’anno precedente, un dato che, al netto di qualsiasi entusiasmo di maniera, sposta l’ago della bilancia oltre la semplice fase di rimbalzo tecnico post-pandemica. È il presidente dell’ente, Pierluigi Di Palma, a mettere un timbro verbale su queste cifre: quella del 2025 è la “definitiva ripresa del traffico aereo”, una formula che, nel linguaggio misurato degli enti di controllo, assume il peso di una certificazione, più che di una speranza.
Roma Fiumicino tiene la testa della classifica, ma il dato è nell’insieme
Lo scalo di Roma Fiumicino, va da sé, si conferma il primo hub italiano per volume di passeggeri, toccando quota 50,9 milioni, una fetta che da sola rappresenta il 22% del movimento totale sulla penisola. Un primato, il suo, che non stupisce, data la vocazione intercontinentale e il ruolo di cerniera verso il Mediterraneo. Tuttavia, la notizia vera, quella che gli analisti del settore leggono tra le righe del rapporto, è la crescita diffusa e omogenea: non sono solo i grandi hub a trainare il +5%, ma un arcipelago di scali medi e medio-grandi che, ognuno con le proprie peculiarità, restituiscono l’immagine di un sistema che ha imparato a incassare i colpi della pandemia e a ripartire da basi più solide.
Napoli Capodichino consolida il quarto posto, spinto dai voli internazionali
Tra i movimenti che più attirano l’attenzione c’è quello di Napoli Capodichino, che si conferma saldamente al quarto posto nella graduatoria nazionale, alle spalle di Fiumicino, Malpensa e Bergamo, ma tenendo a debita distanza un aeroporto tradizionalmente vivace come Catania. Quest’ultimo, va detto, beneficia ancora del traffico interno sulle rotte per Roma e Milano – due corridoi che, da soli, valgono tre milioni di passeggeri – ma è la vocazione internazionale del capoluogo campano a fare la differenza. Uno scalo, quello partenopeo, che alla vigilia di una nuova stagione – e qui si guarda con interesse ai collegamenti verso l’Oriente – sembra aver trovato la sua formula, spingendo su rotte extra-europee per crescere ancora.
La crisi geopolitica, dopo la pandemia, è il nuovo banco di prova
E tuttavia, non si vive di soli numeri passati. Lo stesso ente di regolazione, nell’accompagnare i dati, ha voluto ricordare come la sfida non sia ancora del tutto alle spalle: «Dopo la pandemia – si legge in una nota tecnica diffusa a corredo del rapporto – ora gli scali devono affrontare la crisi geopolitica». Un’ammissione, questa, che aggiorna il quadro delle vulnerabilità. Se il 2025 ha segnato il consolidamento strutturale della ripresa, il 2026 si apre con un orizzonte internazionale offuscato da tensioni che inevitabilmente si riverberano sui piani di volo, sui costi del carburante e sulle scelte dei vettori. L’Enac, in sostanza, fotografa un paziente guarito dalla febbre alta ma esposto a nuove intemperie.




