L’angelo della morte in croce rossa: il sorriso di Spada e le intercettazioni che gridano «Secchiamo un altro vecchio»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quando Luca Spada è entrato in caserma dopo l’arresto, i carabinieri che gli stavano accanto – abituati a incrociare facce diverse, tra sbigottite e spaventate – hanno dovuto registrare una scena paradossale. Lui, il ventisettenne dalla parlata paciosa, si è accomodato sulla sedia con un sorriso calmo, quasi beato, e non ha battuto ciglio. «Era più tranquillo lui di me, una cosa incredibile», avrebbe poi raccontato uno degli operatori presenti. Quella stessa serenità, del resto, aveva caratterizzato i primi giorni dopo lo scoppio del caso, all’inizio di marzo: Spadino, come lo chiamano in paese, rispondeva a tutti, rilasciava dichiarazioni, incrociava i compaesani senza mai abbassare lo sguardo. E loro, i compaesani, lo descrivevano come un giovane gentile, affabile, premuroso. Un ragazzo che, a suo dire, viveva le ambulanze come una missione.

«Obesa e vecchia, è giusto che muoia»: il campionario dell’orrore nelle chat

Dall’altra parte del racconto pubblico, però, ci sono le intercettazioni. E lì il vocabolario cambia radicalmente, tanto da far parlare gli inquirenti di un vero e proprio «angelo della morte» in divisa. In un’ordinanza depositata dalla Procura di Forlì – quella che ha portato all’accusa di omicidio volontario – si legge di una paziente ultranovantenne liquidata con queste parole: «È vecchia, obesa e con tante patologie. Giustamente deve morire». Frasi che non rappresentano un episodio isolato, ma un modus operandi: «Stai facendo secco un altro vecchio?», si chiedeva qualcuno nelle conversazioni intercettate, e la risposta non arrivava mai come un diniego.

La siringa e il bisturi in tasca: il coraggio (anonimo) di una collega

Non si sa con certezza chi abbia fatto scattare l’indagine: nell’ordinanza del gip si parla genericamente di una «fonte confidenziale». Quello che è certo, però, è il ruolo decisivo di una giovane dipendente della Croce Rossa di Forlì, indicata con le iniziali M.S.V. È stata lei – stando agli atti – a prendere nota delle date, a elencare i morti, a controllare chi era in turno quel giorno. E poi a frugare nelle tasche di Spada, dove ha trovato una siringa e un bisturi. Quella scoperta, insieme ai sospetti maturati osservando la sequenza di decessi sospetti, ha dato il via a una verifica interna prima e a un’inchiesta penale poi.

«Facciamo la lunga così secchiamo qualcuno»: le parole che pesano come una sentenza

Le intercettazioni hanno restituito un repertorio agghiacciante. «Mercoledì 26 facciamo la lunga insieme così secchiamo qualcuno», propone Spada a un interlocutore. «Dio bono, ma perché dovete salvare tutti? Ogni tanto qualcuno deve morire», aggiunge in un’altra conversazione. E ancora: «Lì bisogna che faccio da sponsor in quelle serate (…) per dei viaggi sereni». Un lessico, quello usato da Spadino, che trasforma il trasporto di anziani e malati in una sorta di caccia selettiva. L’ordinanza del gip parla di «distanza abissale» tra la figura pubblica del giovane soccorritore – gentile, sorridente, devoto al prossimo – e quella emersa dalle captazioni: una distanza che, per gli investigatori, non lascia spazio a equivoci.

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