Cuba di nuovo al buio: collassa la rete elettrica per la seconda volta in una settimana
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Redazione Esteri
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L’isola di Cuba è tornata al buio. Per la seconda volta nel giro di pochi giorni, il sistema elettrico nazionale è collassato, lasciando senza corrente l’intera popolazione, dagli abitanti dell’Avana, dove case e locali sono completamente al buio tranne che per quelli dotati di generatori autonomi, fino alle province più remote dell’interno. La conferma è arrivata dalla società statale Union Electrica e dal ministero dell’Energia e delle Miniere, che sui propri canali ufficiali hanno annunciato la “disconnessione totale” della rete, facendo sapere che i protocolli per il ripristino sono già stati avviati. Si tratta del terzo blackout totale registrato nel solo mese di marzo – il precedente risaliva al 16 marzo, mentre il primo era avvenuto all’inizio del mese – un’interruzione che mette a nudo, ancora una volta, la fragilità di un’infrastruttura ormai al collasso.
Il peso del blocco petrolifero americano
All’origine di questa ennesima emergenza, che si inserisce in un quadro di crisi energetica strutturale aggravata negli ultimi mesi, c’è la stretta imposta dall’amministrazione Trump. Dopo la deposizione del presidente venezuelano Nicolás Maduro lo scorso 3 gennaio – operazione che ha di fatto interrotto il flusso di greggio a prezzo agevolato che per anni aveva rappresentato la principale ancora di salvezza per L’Avana – Washington ha deciso di inasprire la morsa. Il presidente Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha imposto un blocco petrolifero che minaccia sanzioni e dazi punitivi per qualsiasi paese tenti di rifornire l’isola, una mossa che di fatto ha isolato Cuba dai mercati internazionali degli idrocarburi.
L’effetto concreto, denunciato dalle autorità locali ma confermato anche da osservatori internazionali, è che da tre mesi l’isola non riceve più importazioni di petrolio dall’estero. La produzione interna, spiegano fonti governative, riesce a coprire a malapena il 40% del fabbisogno necessario a far funzionare le termoelettriche, molte delle quali risalgono all’era sovietica e versano in uno stato di degrado avanzato per mancanza di manutenzione. La combinazione fatale – impianti obsoleti e serbatoi vuoti – ha reso il sistema elettrico nazionale estremamente vulnerabile, incapace di reggere i picchi di domanda e soggetto a collassi a catena quando una delle centrali principali va fuori uso.
Vita quotidiana sospesa e reazioni politiche
L’impatto sulla vita dei dieci milioni di cubani è devastante e si manifesta in ogni aspetto del quotidiano. Oltre alle difficoltà immediate legate all’assenza di illuminazione e alla conservazione degli alimenti – un problema critico in un paese dove la scarsità alimentare è già endemica – il blackout paralizza servizi essenziali come gli ospedali, che devono ridurre le attività chirurgiche, e le università, costrette a sospendere le lezioni a causa dei continui stop alla corrente. Perfino i rifiuti, in molte aree, si accumulano nelle strade perché la mancanza di carburante blocca la raccolta.
In questo contesto di pressione massima, l’amministrazione Trump ha lasciato intendere di puntare a un cambio di regime. Le dichiarazioni pubbliche del presidente americano, che ha parlato della possibilità di una “friendly takeover” di Cuba, suggeriscono una volontà di escalation, alimentando ulteriormente la tensione politica nella regione. Da parte sua, il governo cubano, pur confermando l’esistenza di contatti con Washington, ha respinto con fermezza ogni ipotesi di negoziato che metta in discussione le istituzioni o le cariche dello stato.
Verso il ripristino in una situazione critica
Mentre la popolazione trascorre un’altra notte al buio, i tecnici della Unión Eléctrica lavorano per riattivare il sistema. Il ministero dell’Energia ha assicurato che le procedure per il ripristino sono già in corso, un’operazione che negli ultimi episodi si era rivelata complessa e lunga a causa della difficoltà di sincronizzare nuovamente le centrali senza innescare nuovi blackout. La situazione rimane però estremamente fluida: il collasso di sabato è il secondo nell’arco di sette giorni, segno che le soluzioni tampone adottate finora non sono sufficienti a garantire la stabilità della rete.
Non si intravedono, allo stato attuale, soluzioni rapide per uscire dall’impasse. L’embargo petrolifero deciso da Washington non accenna a essere allentato e il parco di generazione elettrica cubano, fatto di impianti vetusti e inadeguati, continua a rappresentare il tallone d’Achille del paese. Per il momento, l’isola resta in attesa di una riconnessione che, anche quando avverrà, probabilmente non basterà a restituire quella normalità interrotta ormai da tempo.
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