L'economia piemontese arranca, tra crisi dell’auto e la spinta del Pnrr
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Nonostante un Pil in crescita dello 0,7% nel 2024, in linea con la media nazionale, il Piemonte fatica a decollare, stretto tra il declino dell’industria automobilistica e la timida ripresa trainata dai cantieri legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Lo rivela l’ultimo rapporto della Banca d’Italia, che dipinge un quadro in chiaroscuro: se da un lato le costruzioni beneficiano dei fondi europei – quasi 10 miliardi destinati alla regione, di cui oltre due ai privati – dall’altro il comparto manifatturiero, in particolare quello legato all’auto, registra performance preoccupanti, con livelli produttivi ai minimi storici.
Torino, cuore del polo automotive, paga il prezzo più alto. La produzione di autovetture, già in affanno da anni, ha subito un ulteriore contraccolpo, complici i dazi e le tensioni geopolitiche che frenano le esportazioni. Senza contare che l’avanzata dell’intelligenza artificiale rischia di sostituire, secondo le stime, fino a un quarto della forza lavoro locale, aggravando un mercato del lavoro già stagnante: zero nuovi posti creati nel 2024 e un raddoppio dei cassintegrati.




