Svizzera, il popolo frena l’udc: niente tetto a 10 milioni, ma i problemi restano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Berna. Il temuto «congelamento» della Confederazione – un meccanismo che avrebbe di fatto chiuso i rubinetti dell’immigrazione non appena il Paese avesse oltrepassato la soglia simbolica dei 10 milioni di residenti – non avverrà. La tanto attesa votazione sull’iniziativa popolare "No a una Svizzera da 10 milioni!", promossa dall'Unione Democratica di Centro (UDC), si è risolta in una sconfitta per il fronte del "sì", sebbene con un margine inferiore rispetto a quanto preventivato dai sondaggi della vigilia.
I dati ufficiali, diffusi nella tarda serata di domenica, parlano chiaro: il 54,8% dei votanti ha respinto la proposta, mentre i favorevoli si sono fermati al 45,2%, un dato che, al di là della vittoria del "no", testimonia una polarizzazione sorprendente all'interno del tessuto sociale elvetico. L'affluenza, attestatasi su un record del 58,9%, ha superato ogni previsione, dimostrando come la posta in giro fosse percepita come altamente strategica sia per le sorti economiche che per l'identità culturale della nazione.
Il muro dei 15 milioni: la campagna più cara della storia
L'aspetto forse più rilevante di questa tornata elettorale, al netto del responso delle urne, è il budget faraonico che l'ha caratterizzata. Con una spesa complessiva che supera i 15 milioni di franchi, questa consultazione è ufficialmente la più costosa mai registrata nella storia della democrazia diretta elvetica.
Una cifra, questa, che fotografa l'abisso ideologico che separa i due fronti: da un lato l'apparato dell'UDC, che aveva fatto di questa battaglia il suo cavallo di battaglia per frenare quella che definisce una "crescita selvaggia", e dall'altro un fronte eterogeneo composto da industriali, sindacati e partiti di centrosinistra, i quali temevano una rottura degli accordi bilaterali con l'Unione Europea.
Se l'iniziativa fosse passata, raggiunta la quota dei 9,5 milioni di abitanti (l'attuale popolazione sfiora i 9,1 milioni), sarebbero stati bloccati i ricongiungimenti familiari; toccata la fatidica soglia dei 10 milioni, la Svizzera avrebbe dovuto denunciare unilateralmente l'accordo sulla libera circolazione con Bruxelles, un azzardo che molti hanno etichettato come una sorta di "Swiss Exit".
Una vittoria amara: il malessere abita nelle periferie
Tuttavia, se per i vincitori del fronte del "no" la serata si è chiusa con un sospiro di sollievo, gli editorialisti locali invitano a non sottovalutare il segnale lanciato dal 45,2% dei consensi. Non si tratta, come qualcuno ha frettolosamente scritto, di un voto meramente "di pancia", bensì di un termometro che misura un disagio reale.
Le aree rurali e i Cantoni della Svizzera centrale – come Appenzello Interno (65,9% di sì) e Svitto (63,2%) – hanno approvato la stretta in massa, in netto contrasto con i grandi centri urbani di Basilea e Ginevra, dove il "no" ha sfiorato percentuali bulgare. È la dimostrazione, plastica, che la pressione sugli alloggi, il sovraffollamento dei trasporti pubblici e la saturazione delle infrastrutture non sono propaganda, ma pietre che pesano sulle spalle di chi abita i territori a più alta densità.
La popolazione straniera, che costituisce ormai più di un quarto degli abitanti, rimane il bersaglio visibile di una paura diffusa, anche se la maggioranza degli svizzeri ha valutato che il costo economico di un divorzio da Bruxelles sarebbe stato troppo alto da pagare.
Un referendum superfluo? La crescita frena da sola
Paradossalmente, come molti analisti hanno notato a caldo, l'intera operazione referendaria rischia di rivelarsi un gigantesco fuoco di paglia. Le proiezioni demografiche più accreditate suggeriscono che, indipendentemente dal voto, la Svizzera potrebbe non raggiungere i 10 milioni di abitanti entro il 2050, o perlomeno che la crescita tende già a un fisiologico rallentamento.
Il governo, che aveva caldamente raccomandato il rifiuto della misura, dovrà ora gestire l'onda lunga di questo malessere, trovando risposte concrete – sul fronte dell'edilizia abitativa e della gestione dei flussi – per evitare che il malcontento torni ad alimentare proposte ancora più radicali in futuro. L'UDC, nonostante la sconfitta, ha comunque centrato il suo obiettivo politico: rimettere l'immigrazione al centro del dibattito, costringendo gli altri partiti a giocare in difesa.




