Rai, nuova contestazione disciplinare a Ranucci: cinque giorni per la difesa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A stretto giro dal deposito del ricorso d'urgenza al Tribunale del Lavoro di Roma, la Rai ha notificato a Sigfrido Ranucci una nuova contestazione disciplinare. Il giornalista avrà cinque giorni di tempo per presentare le proprie memorie difensive. La mossa dell'azienda, anticipata da diversi media, si basa sulla relazione del Comitato Etico, dalla quale sarebbero emersi profili rilevanti sul piano disciplinare relativi alla condotta personale del dipendente e a presunte violazioni delle norme interne.

Secondo quanto filtra, la lettera non menziona la rimozione dalla conduzione di Report, che l'azienda continua a considerare una scelta prettamente editoriale. Al centro della contestazione ci sarebbero invece comportamenti specifici: l'invio a soggetti esterni di mail e circolari interne, come quella inviata dal direttore dell'Approfondimento Paolo Corsini, i giudizi espressi nei confronti dei vertici aziendali e dei nuovi conduttori del programma, e l'accesso non consentito in azienda di persone esterne.

Il procedimento, secondo le procedure aziendali, potrebbe portare a un richiamo, a una sospensione o, nei casi più gravi, al licenziamento.

Poche ore prima della notifica, i legali di Ranucci avevano depositato al Tribunale del Lavoro di Roma un ricorso ex articolo 700 del codice di procedura civile. La richiesta è netta: revocare il provvedimento del 28 agosto con cui la Rai ha rimosso il giornalista dalla conduzione e dalla responsabilità autoriale di Report, e disporne il reintegro immediato nelle funzioni precedenti, in tempo utile per la prima puntata della nuova stagione prevista per l'8 novembre.

Nel ricorso di quarantatré pagine, il collegio difensivo — composto dai professori Franco Focareta e Franco Scarpelli e dall'avvocato Stefano Rossi, coordinati da Roberto De Vita — contesta radicalmente le ragioni indicate dall'azienda. Espressioni come "obiettiva situazione di incompatibilità", "continue pressioni" e "percezioni di opacità, commistione e interferenze" sarebbero rimaste del tutto generiche e prive di riferimenti a fatti concreti o documenti idonei a giustificare la rimozione.

I legali sostengono inoltre che la successione temporale tra le pubbliche pressioni politiche e la decisione aziendale delinei un quadro indiziario grave, preciso e convergente, tale da fondare la presunzione di un motivo discriminatorio per ragioni politiche e convinzioni personali.

Una parte del ricorso riguarda anche le tre collocazioni professionali proposte dalla Rai a Ranucci. Secondo i legali, si tratterebbe di una "grave mortificazione professionale". Il ruolo di vicedirettore ad personam del Tg3 con delega alla redazione Speciali e Podcast sarebbe sostanzialmente fittizio, perché gli speciali di fatto non esisterebbero.

Quanto alla posizione di vicedirettore ad personam di Rai News 24 con delega agli Approfondimenti e Inchieste, in quel contesto ciascun giornalista conduce la propria inchiesta e non sussisterebbe alcun ruolo gerarchico o di responsabilità autoriale. Il ruolo di corrispondente da Il Cairo, infine, risulterebbe del tutto eterogeno rispetto a quello di autore e conduttore di una trasmissione d'inchiesta, con la vanificazione della professionalità acquisita e rilevanti rischi per la sicurezza personale del giornalista.

Sui tempi della notifica si è acceso un ulteriore scontro. L'avvocato Roberto De Vita ha parlato di un "tempismo irrequieto", rilevando che martedì mattina alle 10.39 era stato depositato il ricorso e subito dopo, alle 18.41, era arrivata una pec della Rai con le contestazioni disciplinari. "Nemmeno il tempo di consentire al giudice del lavoro di valutare, in via d'urgenza, la legittimità del provvedimento del 28 agosto, che già se ne aggiunge un altro", ha dichiarato il legale.

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