Trump minaccia l’Iran: “Fermate i proxy in Libano o colpiremo ancora più duramente”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   “L’Iran deve immediatamente impedire ai suoi miliziani ben pagati in Libano di creare problemi”, ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sulla sua piattaforma Truth Social, riferendosi in modo esplicito agli scontri tra Hezbollah e Israele nel sud del Libano; un messaggio che giunge nel momento più delicato dei negoziati in corso in Svizzera, mentre il vicepresidente JD Vance si prepara a sedersi al tavolo con i leader iraniani.

“Se non lo farà, colpiremo di nuovo l’Iran molto duramente, come abbiamo fatto la settimana scorsa, ma ancora più duramente”, ha aggiunto il capo della Casa Bianca, alzando ulteriormente la tensione mentre i colloqui di alto livello si concentrano sul programma nucleare di Teheran e sul cessate il fuoco in Libano.

Il vertice in Svizzera e il nodo libanese

Il vicepresidente JD Vance è arrivato nella località svizzera di Burgenstock proprio in concomitanza con l’avvio ufficiale dei negoziati con i rappresentanti iraniani, una delegazione guidata dal presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf; l’obiettivo dichiarato, secondo quanto anticipato dallo stesso Vance prima della partenza, è quello di limitare il programma nucleare di Teheran e consolidare l’accordo provvisorio per porre fine alla guerra, con particolare attenzione alla situazione libanese.

I colloqui, che si svolgono con la mediazione di Pakistan e Qatar, rappresentano il primo passo operativo dopo la firma del memorandum d’intesa siglato nei giorni scorsi, un documento che prevede sessanta giorni di trattative tecniche per raggiungere un accordo definitivo sulla revoca delle sanzioni e sulle attività nucleari iraniane.

La pressione su Teheran e lo Stretto di Hormuz

La minaccia di Trump, che arriva con un linguaggio diretto e senza mezzi termini, si inserisce in un quadro di fragili equilibri: da un lato gli Stati Uniti chiedono a Teheran di frenare l’azione dei suoi alleati in Libano, dall’altro il presidente americano ha già avvertito che, se l’accordo non verrà rispettato, Washington potrebbe imporre un pedaggio sullo Stretto di Hormuz, diventando “l’angelo custode” del passaggio marittimo strategico per il commercio petrolifero mondiale.

Nonostante le minacce, il vicepresidente Vance ha cercato di smorzare i toni dichiarando che la situazione relativa al cessate il fuoco in Libano sta “migliorando” e che l’escalation è sotto controllo, mentre fonti iraniane hanno ribadito che lo Stretto rimarrà chiuso fino a quando non saranno soddisfatte tutte le condizioni previste dal memorandum, inclusa la revoca delle sanzioni e il ritiro israeliano dal Libano.

Il contesto degli scontri e le prospettive negoziali

Le parole di Trump fanno riferimento diretto agli attacchi di Hezbollah contro le forze israeliane nel sud del Libano, un fronte che continua a registrare violenze nonostante l’entrata in vigore di un cessate il fuoco teorico, con il ministero della Salute libanese che ha segnalato nuove vittime nei raid aerei israeliani.

Sul tavolo dei negoziati svizzeri, la delegazione iraniana ha posto con forza la questione libanese, considerandola un prerequisito indispensabile per qualsiasi progresso sul nucleare; al contempo, gli Stati Uniti sembrano intenzionati a separare i due dossier, cercando di ottenere garanzie su entrambi i fronti senza vincolarli troppo strettamente.

Il ruolo della mediazione pakistana

Il ruolo del Pakistan si è rivelato cruciale nel facilitare il dialogo tra Washington e Teheran, tanto che il primo ministro Shehbaz Sharif e il capo dell’esercito Asim Munir sono presenti in Svizzera per assistere ai colloqui e garantire la corretta attuazione dell’intesa quadro siglata a Islamabad.

La presenza di figure di spicco come Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati speciali del presidente Trump, sottolinea l’importanza che l’amministrazione americana attribuisce a questo round negoziale, considerato determinante per stabilizzare la regione e scongiurare una nuova escalation tra Israele e Hezbollah, con le relative ripercussioni sull’economia globale.

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