Attentato a Ranucci, pc e cellulare di Lavitola al vaglio degli inquirenti. Tavares: "Voglio tornare in Italia"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le indagini sull'attentato a Sigfrido Ranucci, il noto conduttore di Report, entrano in una fase cruciale con l'analisi approfondita dei dispositivi elettronici di Valter Lavitola. Dopo le dichiarazioni rese dal faccendiere, il quale si è autoaccusato come mandante dell'azione dinamitarda che ha preso di mira la villa del giornalista, i magistrati hanno disposto nuovi accertamenti tecnici su computer e telefono cellulare dell'ex editore, ritenendo non del tutto convincenti le sue ammissioni.

Le verifiche, che richiederanno diverse settimane, mirano a ricostruire con esattezza i contatti e le eventuali trame occulte che potrebbero celarsi dietro l'esplosione, andando oltre la versione fornita da Lavitola, il quale ha negato con forza qualsiasi finalità politica nell'attentato, smentendo l'ipotesi di un disegno più ampio per colpire il governo o Palazzo Chigi.

Le nuove analisi e la posizione di Ranucci

Mentre gli esperti informatici della procura setacciano i dati contenuti nei dispositivi sequestrati, si attendono sviluppi anche sul fronte delle audizioni. Sigfrido Ranucci, che al momento non è indagato, potrebbe essere convocato entro il mese di settembre come persona informata sui fatti, un passaggio formale che gli consentirebbe di fornire elementi utili alla ricostruzione delle sue frequentazioni e di eventuali minacce ricevute prima dell'attentato.

La procura, mantenendo il massimo riserbo sull'inchiesta, coordina le attività delegando accertamenti che si preannunciano complessi, considerato il volume di informazioni conservate nei supporti informatici di Lavitola, già noto per il suo coinvolgimento in passate vicende giudiziarie.

La convocazione e il ricorso al Riesame

Parallelamente agli accertamenti tecnici, il fronte legale di Lavitola si prepara a muovere i primi passi dopo il diniego del gip alla richiesta di domiciliari. I legali dell'ex imprenditore stanno valutando la possibilità di proporre un nuovo ricorso al Tribunale del Riesame, puntando a ottenere un interrogatorio supplementare che possa ribaltare le attuali misure restrittive.

La strategia difensiva si concentra sulla volontà di dimostrare l'estraneità di Lavitola da presunti moventi occulti, circoscrivendo la sua responsabilità a un gesto estremo ma privo di collegamenti con la politica attiva, una tesi che gli inquirenti intendono verificare proprio attraverso la mole di dati estratti dai pc e dal cellulare sequestrati.

Le parole di Tavares: "Tornerò prestissimo"

A gettare ulteriore luce sulla vicenda è l'intervista rilasciata da Gomes Clesio Tavares, il latitante considerato il mediatore tra Lavitola e gli esecutori materiali dell'attentato, il quale ha rotto il silenzio parlando con il Tg1 e con il quotidiano Libero. Tavares, che si trova attualmente in Zimbabwe e non in Camerun come inizialmente ipotizzato, ha dichiarato di voler tornare in Italia "prestissimo", sfidando i consigli contrari e l'ordinanza di custodia cautelare che pende su di lui.

"Pure se tutti mi dicono di no però io sono testardo", ha affermato il fuggitivo, aggiungendo di non poter credere che Lavitola abbia potuto fare certe dichiarazioni e manifestando la sua intenzione di passare a casa prima della probabile carcerazione, che lui stesso definisce destinata a durare "solo per pochi giorni". Le sue parole, pronunciate dall'Africa, accendono i riflettori su un rientro che, se confermato, potrebbe fornire nuovi elementi all'inchiesta, anche se al momento restano ignote le modalità e i tempi precisi del suo ritorno in Italia.

Il ruolo del factotum e l'evoluzione delle indagini

Il personaggio di Tavares, descritto come una sorta di factotum di Lavitola, assume un peso specifico sempre maggiore nel mosaico investigativo. La sua disponibilità a costituirsi, nonostante le pesanti accuse, apre scenari inediti per la procura, che potrebbe presto ascoltarlo per verificare la coerenza delle sue dichiarazioni con i riscontri tecnici che stanno emergendo dai dispositivi dell'ex editore.

L'intero impianto accusatorio, che ha portato finora a cinque arresti tra cui quello del presunto mandante, si regge su un equilibrio delicato che le prossime settimane di indagini potrebbero consolidare o minare. Mentre le analisi informatiche proseguono e la difesa tenta di scardinare le accuse, l'attenzione resta focalizzata sulla figura di Lavitola e sulla rete di contatti che potrebbe aver facilitato l'esecuzione dell'attentato, in attesa di capire se il rientro spontaneo di Tavares sia un gesto di resa o l'ultima mossa di una partita ancora tutta da giocare.

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