Attentato a Ranucci, pc e cellulare di Lavitola al vaglio degli inquirenti. Tavares: “Voglio tornare”
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Redazione Interno
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Nuovi sviluppi nelle indagini sull’attentato dinamitardo che ha visto come bersaglio il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, con gli inquirenti che hanno messo sotto la lente d’ingrandimento i dispositivi elettronici di Valter Lavitola. Pc e cellulare dell’ex imprenditore, reo confesso di essere il mandante dell’esplosione avvenuta davanti alla villa del conduttore, sono stati sequestrati e affidati ad analisi approfondite dopo che le sue dichiarazioni sono parse ai pm non del tutto convincenti.
Un passaggio tecnico che potrebbe rivelarsi decisivo per chiarire i contorni di una vicenda che, nonostante la confessione, continua a presentare zone d’ombra. In attesa di una possibile convocazione di Ranucci come persona informata sui fatti, gli investigatori cercano riscontri concreti alle parole di Lavitola, che ha raccontato di aver agito per un movente a dir poco singolare.
La confessione che apre nuovi scenari
La ricostruzione fornita da Valter Lavitola davanti al giudice per le indagini preliminari ha gettato luce su un quadro che fino a quel momento appariva frammentario, ma ha anche sollevato più di un interrogativo. L’uomo si è assunto la responsabilità di aver ordinato l’attacco, spiegando che il suo gesto sarebbe stato dettato dal desiderio di aiutare un amico: secondo la sua versione, l’obiettivo sarebbe stato quello di far aumentare il livello della scorta assegnata a Sigfrido Ranucci, un paradosso che ha lasciato perplessi gli stessi magistrati.
Una giustificazione che, nelle intenzioni del faccendiere, avrebbe dovuto avere una logica quasi protettiva, ma che appare ai più come una tesi fragilissima, tanto da aver spinto la procura a non fermarsi alle semplici dichiarazioni. Le analisi sui dispositivi elettronici, dunque, rappresentano il tentativo di verificare se esistano messaggi, contatti o ricerche che possano avvalorare o smentire questa peculiare ricostruzione, oppure se emergano elementi per ipotizzare moventi diversi, magari legati a pressioni esterne o a questioni di natura personale che fino a ora sono rimaste in ombra.
Tavares rompe il silenzio dall’Africa
Mentre a Roma i pm dispongono nuovi accertamenti tecnici, a tenere banco è l’intervista rilasciata al Tg1 da Gomes Clesio Tavares, il cittadino camerunense considerato dagli inquirenti il mediatore dell’attentato e attualmente latitante. Dalla sua posizione in Africa, Tavares ha voluto far sapere di essere pronto a tornare in Italia «prestissimo», sfidando apertamente l’ordinanza di custodia cautelare che pende sul suo capo e le raccomandazioni di chi, evidentemente, gli sconsiglia di rientrare.
«Pure se tutti mi dicono di no, però io sono testardo», ha dichiarato nel corso del servizio televisivo, mostrando una determinazione che contrasta con lo scenario giudiziario che lo attende: un mandato di cattura internazionale che scatterebbe non appena mettesse piede sul suolo italiano. Le sue parole, cariche di una sfida che appare più personale che strategica, hanno riacceso i riflettori su una figura chiave dell’inchiesta, ovvero colui che avrebbe fatto da tramite tra il mandante e gli esecutori materiali del posizionamento dell’ordigno.
E proprio questa sua autoproclamata ostinazione potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio per gli inquirenti, che vedrebbero finalmente la possibilità di interrogarlo direttamente e chiudere il cerchio sulle responsabilità di ciascuno.
I cinque arresti e le dinamiche dell’indagine
Il quadro giudiziario, al momento, conta cinque persone finite in manette, tutte coinvolte a vario titolo nell’organizzazione dell’attentato che ha sconvolto la tranquillità della residenza di Ranucci. Tra questi spicca naturalmente la figura di Lavitola, già noto per i suoi precedenti legami con ambienti politici e imprenditoriali, ma il suo ruolo di mandante non esaurisce l’intero spettro delle responsabilità, perché restano da definire i contorni operativi della cellula che ha agito materialmente.
La bomba, esplosa davanti alla villa del giornalista, non ha provocato vittime ma ha comunque rappresentato un episodio gravissimo che ha riportato l’attenzione sulla sicurezza dei professionisti dell’informazione, esposti a rischi che vanno ben oltre le minacce verbali. Tuttavia, gli investigatori stanno procedendo con la massima cautela, consapevoli che la confessione di un solo indiziato, per quanto ampia, debba essere sostenuta da prove tecniche inoppugnabili.
Le nuove analisi sui pc e sui cellulari sequestrati a Lavitola servono proprio a questo: a trasformare le ammissioni in dati certi, a tracciare una mappa digitale dei contatti e degli spostamenti virtuali che possano confermare o eventualmente rettificare la catena di comando ipotizzata fino a oggi.
Le reazioni e il silenzio del giornalista
Sigfrido Ranucci, da parte sua, ha mantenuto un atteggiamento misurato e riflessivo, limitandosi a seguire gli sviluppi processuali senza intervenire pubblicamente, almeno per il momento, sui contenuti dell’inchiesta. La sua eventuale convocazione come persona informata sui fatti, che i pm stanno valutando con attenzione, potrebbe rappresentare un momento cruciale per ascoltare la sua versione su eventuali segnali premonitori o su rapporti personali che possano aver alimentato il contesto in cui è maturato l’attentato.
Tuttavia, l’attenzione rimane concentrata sugli elementi tecnici e sulle dichiarazioni dei coinvolti, in un mosaico che gli inquirenti cercano di comporre con rigore, evitando di trarre conclusioni affrettate. L’intervista di Tavares, se da un lato aggiunge un tassello mediatico alla vicenda, dall’altro non modifica sostanzialmente lo stato delle indagini, che proseguono secondo i tempi della giustizia e con la speranza che il rientro del latitante, se davvero avverrà, possa offrire risposte definitive.
La strada verso la ricostruzione completa dei fatti è ancora lunga, ma ogni nuovo accertamento rappresenta un passo avanti in una storia che mescola amicizia, ambiguità e violenza, tenendo col fiato sospeso l’opinione pubblica e il mondo del giornalismo italiano.
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