Autistici/Inventati chiude dopo 25 anni: la guerra ibrida degli Usa contro l’antifascismo digitale
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Redazione Interno
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Sono passati esattamente venticinque anni da quando un gruppo di attivisti italiani decise di mettere in piedi una rete di servizi digitali pensata per proteggere l’anonimato di chi opera nei movimenti sociali, eppure il collettivo Autistici/Inventati, che di quella rete è stato il cuore pulsante, ha annunciato la sospensione definitiva delle proprie attività.
La decisione, resa nota domenica 6 settembre attraverso un comunicato pubblicato sui canali ufficiali del gruppo, arriva al termine di una settimana segnata da pressioni inaudite: il 26 agosto scorso, infatti, l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha inserito il collettivo nella lista nera delle organizzazioni soggette a sanzioni antiterrorismo, un provvedimento che di fatto ha paralizzato ogni possibilità di gestione economica e operativa per una realtà che per oltre due decenni aveva rappresentato un punto di riferimento per l’attivismo digitale in Europa.
La designazione come organizzazione terroristica e le conseguenze immediate
La decisione del Dipartimento di Stato americano ha colpito Autistici/Inventati con l’accusa, per molti versi surreale per chi conosce la natura del collettivo, di fornire strumenti digitali a movimenti antifascisti, inquadrando questa attività come un supporto materiale al terrorismo. Il provvedimento si inserisce in una campagna più ampia di demonizzazione globale dell’antifascismo, portata avanti dall’amministrazione Trump con il convinto sostegno politico dell’Italia di Giorgia Meloni, che già in passato aveva mostrato una linea dura nei confronti delle istanze antagoniste.
Per Autistici/Inventati, che gestiva server di posta elettronica crittografata, spazi per l’hosting di siti politici e strumenti per la comunicazione sicura, le sanzioni hanno rappresentato un colpo mortale: impossibilitati a ricevere donazioni tramite canali bancari tradizionali e con i conti correnti bloccati, gli attivisti si sono trovati di fronte a un bivio, consapevoli che ogni giorno di attività successivo al 26 agosto rappresentava già una vittoria contro un sistema di potere che sembrava aver deciso la loro sorte.
L’attacco informatico e la mappatura degli utenti antifascisti
A rendere ancora più drammatica la situazione, nelle stesse ore in cui si materializzava la minaccia delle sanzioni, il collettivo è stato oggetto di un attacco informatico di vaste proporzioni, un’operazione che ha gettato luce su quella che molti analisti definiscono ormai come una guerra ibrida condotta per procura dagli Stati Uniti contro i movimenti di opposizione in Europa e nel mondo.
Secondo le ricostruzioni effettuate dai tecnici di Autistici/Inventati, l’incursione nei server non si è limitata a un semplice furto di dati, ma ha portato alla pubblicazione di una mappatura dettagliata degli utenti che avevano fatto ricorso ai servizi del collettivo, esponendo di fatto a ritorsioni e controlli decine di attivisti impegnati in lotte sociali, ambientali e per i diritti civili.
Dietro a questa operazione, secondo fonti vicine alle indagini, si celerebbero attori legati a doppio filo con il Pentagono e con la galassia di influencer trumpiani che da anni alimentano una narrazione ostile verso qualsiasi forma di dissenso organizzato, con il sostegno di aziende private del settore tecnologico che avrebbero messo a disposizione risorse e competenze per potenziare i sistemi di sorveglianza e intelligence.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale nella sorveglianza di massa
Uno degli aspetti più inquietanti emersi nel corso di questa vicenda riguarda l’utilizzo di sistemi basati sull’intelligenza artificiale per incrociare i dati raccolti durante l’attacco ai server, una pratica che trasforma la semplice violazione informatica in un vero e proprio strumento di controllo preventivo sulle attività politiche dei cittadini.
L’IA, utilizzata per analizzare i flussi di comunicazione degli utenti e per individuare pattern comportamentali considerati sospetti, ha permesso di tracciare profili dettagliati di attivisti che mai avrebbero immaginato di finire nel mirino delle agenzie statunitensi, e questo apre scenari inquietanti sul futuro della privacy e della libertà di espressione in un contesto internazionale sempre più segnato da logiche securitarie.
Il caso di Autistici/Inventati dimostra come la guerra ibrida non si combatta più solo con i carri armati o con le bombe, ma attraverso strumenti sottili e pervasivi come le sanzioni economiche, gli attacchi informatici e la manipolazione dell’opinione pubblica, il tutto condito da una retorica che equipara l’antifascismo al terrorismo per delegittimare qualsiasi forma di opposizione al pensiero unico neoliberista e conservatore.
La reazione di Banca Etica e il peso delle pressioni statunitensi
Sul fronte economico, il colpo di grazia è arrivato da Banca Etica, l’istituto di credito cooperativo che per anni aveva sostenuto il collettivo e che, sotto la pressione delle sanzioni americane, ha deciso di chiudere il conto corrente di Autistici/Inventati, una scelta che ha suscitato aspre critiche anche all’interno dello stesso mondo del finance etico.
Un ex direttore dell’istituto, interpellato sulla vicenda, ha duramente stigmatizzato la decisione, accusando la banca di aver ceduto senza opporre resistenza a un ricatto politico che tradisce la missione stessa dell’ente, nato per finanziare progetti sociali e sostenere realtà impegnate nel campo dei diritti umani.
Secondo questa lettura, la chiusura del conto non è stata dettata da ragioni tecniche o normative, ma da una logica di paura che ha prevalso sul senso di giustizia, lasciando spazio a una pericolosa deriva in cui gli istituti di credito finiscono per diventare braccio armato, seppur in senso metaforico, delle politiche estere di Washington. La vicenda, insomma, solleva interrogativi complessi sulla sovranità nazionale e sulla capacità dell’Europa di difendere i propri cittadini e le proprie associazioni da ingerenze straniere che calpestano i principi fondamentali dello Stato di diritto.
Il futuro dell’attivismo digitale e le responsabilità italiane
Con la chiusura di Autistici/Inventati, il panorama dell’attivismo digitale italiano perde un punto di riferimento storico, ma al tempo stesso la vicenda rappresenta un campanello d’allarme per tutti coloro che credono ancora nella possibilità di uno spazio pubblico libero e non controllato.
Il sostegno politico garantito da Giorgia Meloni all’amministrazione Trump in questa operazione di delegittimazione dell’antifascismo non può essere sottovalutato, perché trasforma un attacco a un collettivo di attivisti in una questione che investe direttamente la credibilità e la democrazia del nostro Paese.
Mentre il governo italiano si allinea acriticamente alle posizioni statunitensi, senza sollevare obiezioni sulla natura sproporzionata e discriminatoria delle sanzioni, è l’intero movimento dei diritti civili a finire sotto accusa, e con esso quella parte di società civile che non intende rinunciare a esercitare il proprio diritto di critica nei confronti del potere costituito.
La vicenda di Autistici/Inventati, con i suoi risvolti tecnici, giudiziari e politici, resterà come un caso emblematico di come la lotta al terrorismo possa essere strumentalizzata per colpire nemici politici, in un gioco di potere che non conosce confini e che trasforma ogni dissenso in un potenziale reato da perseguire.
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