La fiamma paralimpica attraversa Verona tra i boicottaggi annunciati alla cerimonia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È un pomeriggio che profuma di attesa e di sport quello che vive Verona, con il passaggio della fiamma paralimpica che dalle 15.30 fino alle 17.15 si snoderà per le vie cittadine, un percorso che parte da via Del Fante e prosegue per via Del Pontiere. Le strade, per quanto riguarda la viabilità, verranno chiuse al transito solo per il tempo strettamente necessario, una finestra di circa quindici minuti per ogni singolo tratto, un sacrificio minimo per i residenti se rapportato alla portata dell'evento che questo simbolo rappresenta. La fiaccola, infatti, non è che l'antesignana della Cerimonia di apertura dei XIV Giochi paralimpici invernali, in programma per questa sera nell’Arena, un palcoscenico mondiale che si prepara ad accogliere 665 atleti, un numero mai raggiunto prima nella storia della manifestazione, provenienti da 56 Paesi diversi. Sei le discipline in cui si confronteranno, dal para sci nordico, che con 168 partecipanti si conferma lo sport più gettonato, fino al wheelchair curling, e le medaglie in palio, 79 serie, verranno assegnate in quattro location diverse che da Milano arrivano fino a Cortina, passando per Tesero e, per l'appunto, Verona.

Cinquant'anni di storia e il ritorno delle bandiere contese

L'edizione del 2026 cade in un anniversario importante, il cinquantesimo dalla prima edizione invernale che si tenne a Örnsköldsvik, in Svezia, nel 1976. Da allora, le radici che affondano nel secondo dopoguerra, quando lo sport divenne strumento di guarigione per i soldati feriti sotto la guida del dottor Ludwig Guttmann a Stoke Mandeville, si sono estese fino a trasformare queste competizioni in un fenomeno globale di inclusione e agonismo. Eppure, il clima che circonda l'evento non è fatto solo di celebrazioni, perché sulle tribune dell’Arena e sugli schermi delle televisioni di tutto il mondo pesa l'ombra di una decisione politica. L’International Paralympic Committee, il comitato presieduto da Andrew Parsons, ha infatti riammesso gli atleti di Russia e Bielorussia, consentendo loro di gareggiare sotto la propria bandiera e con il proprio inno nazionale, una scelta che ha riaperto ferite e scatenato reazioni che con il semplice spirito sportivo c'entrano piuttosto poco.

Le delegazioni che disertano l'Arena e le ragioni del dissenso

Se la fiamma scorre per le strade di Verona portata dai tedofori, nell'aria si addensano nubi di boicottaggio. Diversi Paesi, tra cui Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia e la stessa Ucraina, hanno annunciato che non prenderanno parte alla cerimonia di apertura, o che limiteranno in modo significativo la loro presenza, in segno di protesta contro la riammissione degli atleti russi e bielorussi con i loro simboli nazionali. Una posizione, quella del comitato organizzatore, che il presidente Parsons ha difeso spiegando come la decisione sia stata presa a maggioranza dall'assemblea generale già cinque mesi fa, un fatto che rende la tempistica di questi annunci, a ridosso dell'evento, perlomeno singolare. Alcune nazioni, come il Canada e il Regno Unito, hanno invece motivato l'assenza dei propri atleti alla sfilata con ragioni logistiche, legate alla distanza tra Verona e le sedi di gara e alla necessità di prepararsi per le competizioni che inizieranno sabato mattina, una giustificazione che, per quanto ufficiale, appare a molti come una cortina fumogena per nascondere un dissenso politico più profondo.

La ricerca di un equilibrio tra sport e tensioni globali

Andrew Parsons, in diverse interviste rilasciate alla vigilia, ha tentato di tenere insieme i cocci di un movimento che si vorrebbe al di sopra delle parti ma che inevitabilmente viene travolto dalle correnti della geopolitica. Il presidente dell’IPC ha ricordato come i numeri di questa Paralimpiade siano da record, con 665 atleti, un dato che certifica la crescita del movimento, ma ha anche dovuto ammettere che le turbolenze geopolitiche sono "pulviscolo nell'aria" con cui fare i conti. Ha espresso rammarico per la situazione in Medio Oriente e per le conseguenze che i conflitti in corso hanno sulla partecipazione di alcuni sportivi, ma ha ribadito la necessità che il movimento paralimpico non si isoli dal contesto globale, pur sperando che l'attenzione rimanga focalizzata sugli atleti e sulle loro storie di resilienza, non sulle bandiere e sui boicottaggi. L'augurio, per chi questa sera sarà all'Arena o seguirà l'evento da casa, è che a parlare siano le gesta sportive, quelle di atleti come i fratelli Aigner dell'Austria o il francese Arthur Bauchet, capaci di trasformare il ghiaccio e la neve in palcoscenici di una abilità che va ben oltre qualsiasi limite fisico.

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