La fiamma paralimpica solca il bacino di San Marco, Giorgi: «Momento storico per Venezia»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È tornata a illuminare la laguna, questa volta con un significato che travalica la mera spettacolarità dell’evento, la fiammafiamma paralimpica: oggi, mercoledì 4 marzo, la fiaccola ha attraversato il bacino di San Marco, regalando alla città un prologo carico di attesa in vista dell’inizio dei Giochi invernali di Milano Cortina, la cui cerimonia di apertura è fissata per dopodomani, venerdì 6 marzo, all’Arena di Verona. Il corteo, snodatosi tra le calli e i canali, ha rappresentato molto più di un semplice passaggio rituale, inserendosi in quel viaggio che dal 24 febbraio, giorno dell’accensione a Stoke Mandeville, cradle del movimento paralimpico, sta attraversando l’intera penisola per coinvolgere idealmente cinquecentouno tedofori e, con loro, l’energia collettiva di un Paese che si appresta a ospitare la quattordicesima edizione dei Giochi invernali a vent’anni di distanza dall’appuntamento di Torino 2006.

Il valore di un simbolo oltre la competizione

«L’arrivo della Fiamma Paralimpica – ha dichiarato Davide Giorgi, presidente del Comitato paralimpico Veneto – segna un momento storico per Venezia»; e non soltanto, ha tenuto a precisare, per la cornice suggestiva in cui avverrà l’accensione del braciere in Piazza San Marco, attesa tra le 19.15 e le 19.30, ma soprattutto perché quel fuoco incarna l’essenza di un movimento che ambisce a innescare una rivoluzione innanzitutto culturale. Il diritto allo sport per tutti, recentemente sancito anche in Costituzione, trova nella manifestazione che prenderà il via tra due giorni una delle sue più alte espressioni pubbliche, un’occasione, nelle parole di Giorgi, per ribadire che le medaglie, per quanto importanti, rappresentano solo una parte dell’eredità lasciata da questi appuntamenti: l’auspicio, invece, è che sempre più persone con disabilità possano accostarsi all’attività fisica, riconoscendola come fondamentale strumento di riabilitazione e inclusione sociale. Il percorso cittadino, iniziato nel pomeriggio a Mestre con quindici tedofori lungo un tracciato di oltre quattro chilometri, ha poi visto la fiaccola spostarsi nella parte storica, dove ventitré tedofori – ventidue individuali e un gruppo – l’hanno condotta da San Basilio, lungo le Zattere fino a Punta della Dogana, per poi affidarla a un tratto acqueo che, grazie alla collaborazione delle remiere locali, l’ha portata all’Arsenale e quindi, attraverso Riva degli Schiavoni, fino al cuore monumentale della città.

Numeri e attese per l’Italia paralimpica

Mentre la fiamma compie il suo ultimo viaggio verso Verona, il mondo dello sport si prepara a vivere nove giorni di competizioni che vedranno circa seicentosessanta atlete e atleti, provenienti da cinquanta nazioni diverse, sfidarsi in sei discipline distribuite tra i tre cluster principali di Milano, Cortina e Tesero, in Val di Fiemme. Il programma, che assegnerà settantanove medaglie d’oro, prenderà il via ufficialmente venerdì, ma alcune gare preliminari, come quelle di wheelchair curling, sono già previste a partire da domani per garantire lo svolgimento completo dei tornei. La delegazione azzurra, composta da quarantasei protagonisti – quarantadue atleti e atlete più quattro guide per lo sci alpino paralimpico – sarà guidata dai portabandiera Chiara Mazzel e René De Silvestro e gareggerà in tutte le specialità in programma, dal para ice hockey all’Arena Santa Giulia di Milano allo sci alpino e allo snowboard sulla pista Olympia delle Tofane a Cortina, passando per il biathlon e lo sci di fondo nel centro del fondo di Tesero. Un’attenzione particolare, anche per il significato che riveste nel dibattito sportivo internazionale, è riservata alla partecipazione di sei atleti russi e quattro bielorussi che, a differenza di quanto accaduto durante le Olimpiadi di febbraio dove gareggiavano come neutrali, potranno ora gareggiare con le proprie bandiere e i propri inni nazionali, una decisione presa dall’International Paralympic Committee e non senza polemiche, ma che gli organizzatori, per bocca dell’ad Andrea Varnier, tengono a distinguere dalle proprie competenze, ribadendo che il loro ruolo si limita all’organizzazione tecnica dell’evento.

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