Giuseppe Romele bronzo nella 20km di fondo: "Vale più di un oro, è stata un'agonia"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’ultima giornata dei Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, quella disputatasi ieri sulle nevi della Val di Fiemme, ha regalato al medagliere azzurro un altro prezioso metallo, il quindicesimo, grazie alla prova di forza e di testa di Giuseppe Romele. Il fondista bresciano, originario di Pisogne, ha conquistato la medaglia di bronzo nella 20 chilometri categoria sitting, una long distance che rappresenta la sua dimensione prediletta, quella in cui sa esprimere al meglio una tenacia e una resistenza fuori dal comune. Una affermazione, la sua, che giunge al termine di una rassegna paralimpica vissuta intensamente e non priva di ostacoli, considerando i deludenti piazzamenti nelle gare precedenti — un nono posto nella sprint e un quarto nella middle distance — che avevano lasciato l’amaro in bocca a un atleta abituato a lottare per i massimi traguardi. La prova sui venti chilometri di Tesero ha confermato come Romele, paragonabile a un diesel, abbia bisogno di distanze generose per far emergere la propria macchina organizzativa, fatta di ritmo e gestione dello sforzo.

La gara, vinta dal russo Ivan Golubkov con il tempo di 51 minuti e 55 secondi davanti al cinese Mao Zhongwu, ha visto Romele impostare una condotta paziente e ragionata. Lo stesso atleta, al termine della fatica, ha raccontato ai microfoni di Rai Sport le difficoltà incontrate, ammettendo come questi dieci giorni siano stati tra i più complessi della sua intera carriera. Una caduta avvenuta sul piano durante il quarto giro avrebbe potuto compromettere la rincorsa al podio, ma l'azzurro non ha concesso spazio allo sconforto, stringendo i denti e continuando a spingere con la convinzione di chi sa di non poter mollare nulla fino all'ultimo metro. "Più di così non potevo fare", ha dichiarato, specificando però che l'episodio non è stato determinante per la mancata conquista di un metallo più pregiato, bensì il segnale di un livello tecnico complessivo estremamente elevato.

Per Romele, classe 1992, questo bronzo rappresenta il bis della medaglia ottenuta a Pechino 2022, seppur sulla distanza doppia rispetto ai dieci chilometri cinesi, e assume un sapore speciale proprio perché conquistato davanti al pubblico di casa. L'atleta camuno, che aveva promesso di non tornare a casa con "medaglie di cioccolato", ha mantenuto fede alla parola data, dimostrando ancora una volta di essere un uomo dal carattere forgiato e dalle idee chiare. Una soddisfazione immensa, la sua, impreziosita dal fatto di essere riuscito a esprimersi al meglio nella competizione più dura e logorante, quella che premia chi sa soffrire e gestire le energie mentali oltre che quelle fisiche, in una disciplina, lo sci di fondo, che lascia poco spazio all'improvvisazione.

La quindicesima perla di un'Italia da record

Il podio di Romele arricchisce ulteriormente una spedizione azzurra che ha scritto pagine di storia in queste Paralimpiadi, superando ogni più rosea aspettativa. Con quindici medaglie complessive, di cui sei d'oro e sette d'argento, l'Italia ha demolito il precedente record di Lillehammer 1994, dimostrando una crescita esponenziale del movimento paralimpico nazionale. Il contributo dello sci alpino è stato predominante, con atleti del calibro di Giacomo Bertagnolli che hanno illuminato le piste di Cortina. Il trentino, insieme alla guida Andrea Ravelli, ha centrato l'ennesimo capolavoro vincendo la medaglia d'oro nello slalom speciale per ipovedenti, la terza consecutiva nella specialità dopo i trionfi di Pyeongchang 2018 e Pechino 2022. Una rimonta, la sua, condita da una fitta nebbia che non ha scalfito la determinazione di chi, come lui, chiude la rassegna con cinque medaglie all'attivo.

La dedica del ministro Abodi e le parole di Romele

Un successo, quello di Romele, che ha trovato eco anche nelle parole del Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, il quale ha voluto celebrare la prestazione dell'azzurro attraverso un messaggio pubblico. Abodi ha sottolineato come il bronzo di Roma vada ad aumentare un patrimonio di medaglie che rende onore all'intero movimento sportivo italiano, elogiando nello specifico la capacità dell'atleta di rincorrere il podio con tutto sé stesso, senza mai arrendersi nonostante le difficoltà incontrate lungo il percorso. Il riferimento alla caduta e alla successiva reazione, quella capacità di rialzarsi e di dare fondo a ogni energia fisica e morale, incarna perfettamente lo spirito di un atleta che ha fatto della resilienza la sua bandiera. Dal canto suo, il diretto interessato, visibilmente emozionato, ha parlato di una giornata che ricorderà per tutta la vita, ammettendo candidamente di essersi sbloccato solo all'ultimo giro, quando la consapevolezza di potercela fare ha preso il sopravvento sulla fatica.

Una storia di sport e determinazione

Alle spalle del bronzo di Tesero c'è una storia personale che merita di essere raccontata, fatta di passione e versatilità sportiva. Romele, nato con una rara malattia congenita, l'ipoplasia femorale bilaterale, che impedisce il corretto sviluppo degli arti inferiori, ha iniziato il suo percorso nel nuoto per poi approdare al triathlon, riuscendo addirittura a qualificarsi per i Giochi Paralimpici Estivi di Parigi 2024. L'innamoramento per lo sci nordico, avvenuto grazie all'amico e compagno di squadra Christian Toninelli, lo ha trasformato in una colonna portante della nazionale, portandolo a vincere titoli mondiali e, ora, a confermarsi sul podio a cinque cerchi in una disciplina che richiede una preparazione atletica mostruosa. La sua capacità di eccellere in sport così diversi tra loro testimonia un talento cristallino e una dedizione al lavoro che pochi possiedono, facendo di lui un esempio per le giovani generazioni di atleti paralimpici.

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