Azimut, Giuliani rassicura il mercato: garantiti dividendo e buyback. Il progetto Tnb prosegue, Svizzera opzione percorribile
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Redazione Economia
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In un pomeriggio di forte tensione per i listini finanziari, Pietro Giuliani, fondatore e presidente di Azimut Holding, è intervenuto per arginare l’emorragia del titolo, il quale, nel corso della seduta di giovedì 13, ha registrato un tracollo superiore al dieci per cento. Questo brusco ridimensionamento, che ha spinto la Consob a richiedere un chiarimento formale, è scaturito direttamente dalla pubblicazione degli esiti ispettivi di Bankitalia sulla controllata Azimut Capital Management SGR, i quali hanno messo in luce, con terminologia inequivocabile, "significative carenze di governance e organizzative". Giuliani, prendendo la parola per contrastare quelle che ha definito "voci incontrollate", ha voluto rassicurare gli investitori su due fronti cruciali: la politica di remunerazione del capitale e la piena realizzabilità del progetto strategico Tnb.
Le garanzie di Giuliani su dividendi e riacquisti
Il punto centrale della rassicurazione fornita dal numero uno del gruppo è ruotato attorno alla stabilità degli impegni presi con il mercato. "Confermo la mia proposta al consiglio di amministrazione di quanto già comunicato", ha dichiarato Giuliani, sottolineando con decisione come Azimut Holding, in quanto entità non sottoposta a vigilanza prudenziale diretta, non possa vedersi imporre modifiche unilaterali alle sue politiche di distribuzione dei dividendi e di buyback. Questo passaggio, che tocca nervi scoperti degli azionisti più attenti alla rendita, è stato volutamente messo in primo piano per disinnescare una delle principali preoccupazioni sorte dopo l’intervento dell’autorità di vigilanza, la quale, pur non avendo potere diretto sulla capogruppo, ne influenza indirettamente le sorti attraverso il giudizio sulle sue controllate operative.
Il progetto Tnb e l'ipotesi Svizzera
Oltre alla questione dei flussi di cassa, la comunicazione di Giuliani si è concentrata con altrettanta energia sul futuro del progetto Tnb, la banca di gestione patrimoniale di nuova generazione il cui spin-off è stato messo in dubbio dai rilievi ispettivi. Il presidente ha categoricamente escluso che il piano possa essere abbandonato, sfoderando una notevole dose di determinazione personale. "Nella mia vita professionale, insieme ai colleghi, ho realizzato cose molto più difficili che collaborare all'ottenimento di una licenza bancaria", ha affermato, quasi sfidando il mercato a dubitare delle capacità del gruppo. Ha poi aggiunto, in un’incisiva frase incidentale, di non chiedere "rispetto, ma almeno l'utilizzo del buon senso" nel valutare la tenuta strategica di Azimut. Come piano alternativo, qualora gli intoppi regolamentari in Italia persistessero, è stata esplicitamente menzionata la possibilità di ottenere la necessaria autorizzazione in Svizzera, un’opzione presentata non come una ritirata ma come una via concretamente percorribile.
Le ragioni dell'intervento di Bankitalia
Il cuore del contendere risiede, in ultima analisi, nel giudizio di inidoneità espresso da Bankitalia nei confronti di Azimut, il quale la rende, secondo l’istituto di vigilanza, non adatta a partecipare a operazioni rilevanti, come è appunto considerata la nascita di Tnb in partnership con Fondo Strategico Italiano (Fsi). È questa valutazione, basata sulle criticità emerse nella governance e nell’organizzazione della SGR, ad aver agito come detonatore della crisi di fiducia, sollevando interrogativi non solo sulla tempistica del progetto ma anche sulla sua stessa fattibilità sotto l’egida dell’attuale struttura. L’intervento di Giuliani, pertanto, pur non entrando nel merito tecnico delle carenze segnalate, mira a ricostruire un orizzonte di certezze, separando le sorti della controllata da quelle della holding e ribadendo l’irrinunciabilità degli obiettivi di lungo periodo.




