Medio Oriente, Tajani annuncia le sanzioni Ue: “Fermati i coloni violenti, colpiti anche esponenti di Hamas”
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Redazione Esteri
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Bruxelles – Dopo mesi di stallo tecnico, che di fatto rappresentavano una paralisi politica non priva di conseguenze sul terreno, l’Unione europea ha rotto gli indugi. Il Consiglio Affari Esteri, riunito nella capitale belga, ha dato il via libera a un pacchetto di misure restrittive mirate. A darne notizia, a margine dei lavori, è stato il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, spiegando come si sia finalmente trovata una quadra grazie al superamento del veto che da tempo impediva l’iter della delibera. “Grazie al raggiungimento della maggioranza politica – ha dichiarato Tajani – abbiamo deciso di varare sanzioni contro i coloni violenti, superando uno stallo che durava da mesi”. Un segnale, questo, che il titolare della Farnesina ha definito “rilevante”, estendendo la portata del provvedimento anche ad alcune figure legate al movimento islamista palestinese. Le nuove misure, conseguenza di un negoziato complicato dove spesso le mediazioni naufragavano di fronte agli interessi contrapposti dei Ventisette, colpiscono così due fronti opposti del conflitto mediorientale, sebbene con motivazioni e meccanismi giuridici differenti.
Lo scoglio ungherese e la svolta
Il principale ostacolo, che aveva reso vani i tentativi degli ultimi mesi, risiedeva nell’opposizione dell’Ungheria. La sua posizione, spesso in bilico tra le istanze di Budapest e la linea comune europea, aveva finora bloccato ogni iniziativa volta a censurare le violenze perpetrate dai coloni in Cisgiordania. Con il cambiamento di rotta ungherese – “ora che non c’è più Orban”, ha commentato Tajani con riferimento alla situazione politica interna al paese magiaro – l’accordo è divenuto repentinamente fattibile. Le sanzioni, la cui lista dettagliata di nomi ed entità sarà resa nota nei prossimi giorni dagli organi competenti, rappresentano un’azione concreta contro quelle frange estremiste dell’insediamento israeliano che si sono rese protagoniste di atti di violenza ai danni dei civili palestinesi. Non si tratta, come sottolineato dallo stesso Tajani a chi chiedeva conto della portata del provvedimento, di una mossa meramente simbolica, bensì di una decisione “pratica, importante e giusta”. L’intesa, raggiunta dopo un serrato confronto al tavolo, non ha tuttavia esaurito le divergenze su altri aspetti legati alla gestione dei territori.
Il doppio binario: coloni e Hamas
Parallelamente alla stretta sui coloni, l’Europa ha inteso rinnovare la pressione anche sull’ala militare e politica di Hamas. Le nuove misure restrittive colpiranno alcuni dei suoi principali esponenti, in un’ottica di contrasto al terrorismo che l’Unione porta avanti indipendentemente dagli sviluppi bellici nella Striscia di Gaza. Si tratta, di fatto, di un’estensione del regime punitivo già in vigore, che mira a colpire le infrastrutture economico-finanziarie del gruppo. È bene notare, tuttavia, che mentre sul fronte dei coloni l’intesa è stata accolta con sollievo da diverse capitali europee (soprattutto quelle del Nord e Francia), sul fronte commerciale le ambizioni di Bruxelles sono rimaste parzialmente inappagate. L’ipotesi di introdurre dazi o restrizioni commerciali sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali in Cisgiordania, una misura che avrebbe avuto un impatto economico ben più pesante di un semplice divieto di visto, è al momento naufragata. Manca, insomma, la maggioranza qualificata per spingersi fino al punto di mettere in discussione gli accordi di partenariato con Israele, nonostante le pressioni di alcuni stati membri che avevano messo sul piatto questa opzione.
Reazioni processuali e impatto sul terreno
La notizia, raccolta a caldo nei corridoi dell’edificio Europa, ha immediatamente ridisegnato i termini del confronto diplomatico. Se da un lato il governo israeliano ha già fatto trapelare il proprio disappunto attraverso canali informali (parlando di decisione “inaccettabile”), dall’altro l’Alta rappresentante per gli affari esteri, Kaja Kallas, ha difeso l’operato, ricordando come ormai fosse diventato improrogabile passare dalle parole ai fatti. L’attenzione ora si sposta sugli aspetti tecnici: chi sono esattamente i quattro individui e i tre gruppi-ombrello finiti nella lista nera? Tra i nomi che circolano con insistenza – anche se non ancora ufficialmente confermati – figura quello di Daniella Weiss, leader storica del movimento dei coloni, spesso descritta come la figura più radicale e riconoscibile di questa galassia. Sul fronte opposto, i vertici di Hamas sanzionati dovranno vedersela con il congelamento dei beni in territorio Ue. L’operato del Consiglio, in definitiva, sancisce un cambio di passo che, sebbene limitato rispetto alle aspettative massimaliste, rappresenta la prima crepa visibile nella tradizionale copertura europea nei confronti delle politiche di insediamento israeliano. Per i palestinesi della Cisgiordania, dove l’Onu ha registrato migliaia di sfollati a causa delle violenze dei coloni, questi provvedimenti arrivano in un clima di crescente disperazione.




