Angelica Saggese: "Nuova legge comuni montani, 43 comuni della provincia di Salerno esclusi"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La nuova bozza di decreto attuativo della Legge sulla Montagna, come denunciato dalla consigliera regionale Angelica Saggese, recepisce solo in parte le osservazioni avanzate dalla Regione Campania, configurando uno scenario che, nonostante un lieve miglioramento numerico, continua a sollevare preoccupazioni per numerose amministrazioni locali. Il provvedimento, infatti, individua attualmente 291 comuni campani classificati come montani, un dato che segna un incremento rispetto alla precedente versione ma che, per una logica stringente di parametri altimetrici medi, ne lascia fuori 43 che in passato erano inclusi in comunità montane e che quindi beneficiavano di specifiche risorse e agevolazioni. Si tratta, nella fattispecie, tutti di enti della provincia di Salerno, i quali si vedono ora privati di uno status cruciale per lo sviluppo e la tutela di territori spesso già penalizzati dalla conformazione geografica e dalla carenza di servizi.

Le reazioni politiche e il confronto istituzionale

La revisione dei criteri, definita "una scelta di buon senso che restituisce coerenza amministrativa e attenzione ai territori" dalla deputata Cristina Almici di Fratelli d'Italia, è invece giudicata in maniera diametralmente opposta dall'assessore regionale campano all'Agricoltura, Maria Carmela Serluca. La rappresentante della giunta Fico, tornando a esprimere un giudizio fortemente critico, sottolinea come le ricadute della normativa voluta dal ministro Calderoli per la Campania rimangano "fortemente negative", accusando il governo di non avere ascoltato le istanze di una regione dove le aree interne sono centrali. Un dissidio che evidenzia la natura controversa del provvedimento, il quale, nel tentativo di uniformare i parametri a livello nazionale, rischia di generare nuovi squilibri e di tagliare fuori realtà che storicamente hanno fondato la loro identità e le loro politiche di sviluppo sulla condizione montana.

Il caso emblematico di Mercato Saraceno e le mobilitazioni locali

Le conseguenze operative di questa riclassificazione, del resto, iniziano già a manifestarsi concretamente, come dimostra il caso di Mercato Saraceno, in Emilia-Romagna, dove il comune ha organizzato un convegno di urgente confronto. L'incontro, previsto alla presenza dell'assessore regionale Davide Baruffi, dei sindaci della vallata e delle associazioni di categoria, nasce dalla consapevolezza che l'esclusione dall'elenco dei comuni montani, insieme a quella del vicino Sogliano, metterebbe a rischio l'accesso a risorse e servizi fondamentali. Una situazione che, seppur riguardante un'altra regione, traccia un quadro nazionale di possibili difficoltà, mostrando come il cambiamento dei criteri non sia una mera questione formale ma abbia implicazioni dirette sulla capacità amministrativa e sulla qualità della vita degli abitanti.

Il nodo irrisolto e le prospettive incerte

Il decreto, dunque, sembra aver parzialmente corretto il proprio impianto iniziale, scongiurando il rischio di un'emorragia ancora più ampia di esclusioni, ma non ha risolto le criticità sollevate dalle regioni e dagli enti locali più colpiti. La questione degli indici altimetrici, applicati in maniera rigida, finisce per non cogliere la complessità morfologica e socio-economica di molti territori italiani, dove il carattere montano è dato da un insieme di fattori che vanno ben oltre la semplice altitudine media del capoluogo. Restano quindi aperti interrogativi su come verranno sostenuti i comuni espulsi dall'elenco e su quali strumenti alternativi, se ve ne saranno, potranno essere messi in campo per non abbandonare intere aree a un declino demografico ed economico già in atto.

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