Mulas: la declassificazione dei comuni montani sembra scongiurata, dopo le pressioni delle regioni
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Redazione Interno
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Un cauto ottimismo, suffragato da un lavoro negoziale serrato in sede istituzionale, attraversa i territori a rischio dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi sulla possibile declassificazione di numerosi comuni montani. Leslie Mulas, sindaco di Besano e consigliere provinciale, rileva come Regione Lombardia avrebbe concertato un cambio di parametri tale da salvare la quasi totalità dei municipali ipoteticamente coinvolti. La notizia, di fatto, arrivava dopo una rimodulazione dei criteri da parte del Governo che, stando alle prime valutazioni, avrebbe potuto interessare circa un terzo degli enti oggi considerati “montani” in Italia, privandoli di risorse e agevolazioni fondamentali. Una prospettiva che aveva sollevato immediata e veemente opposizione.
La protesta dai territori: una visione "burocratica e distaccata"
Il Partito democratico della provincia di Massa-Carrara, per esempio, ha espresso profonda preoccupazione e ferma contrarietà rispetto ai nuovi criteri introdotti dalla legge 131 del 2025. Secondo gli esponenti democratici, ci si troverebbe di fronte a una visione burocratica e distaccata della realtà, la quale rischierebbe di cancellare con un colpo di penna l’identità e i diritti di territori fragili e fondamentali. Una logica, questa, che non terrebbe conto delle effettive condizioni socio-economiche di aree come la Lunigiana, storicamente riconosciuta come montana e bisognosa di sostegno. “Declassare i Comuni vuol dire abbandonarli”, è stato il commento secco che ha riassunto lo stato d’animo di molti amministratori, i quali paventavano la perdita di strumenti cruciali per la sopravvivenza stessa dei loro borghi.
Il tavolo tecnico e la proposta emersa dalle regioni
Proprio per scongiurare questo esito, la questione è tornata al centro del dibattito tecnico in seno alla Conferenza delle Regioni. La Commissione Politiche per la Montagna, infatti, si è riunita nuovamente in videoconferenza per vagliare le proposte dopo un incontro avvenuto con il ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli. Il presidente della Commissione, l’assessore valdostano Leonardo Lotto, ha chiarito che sarà l’iniziativa di revisione presentata dalla Regione Abruzzo a costituire la base della proposta comune che le Regioni porteranno al ministro. Una scelta motivata dalla convinzione che il testo abruzzese ponga le giuste fondamenta per superare l’impasse, indicando probabilmente parametri più aderenti alla morfologia e alle criticità reali dei territori, rispetto a quelli inizialmente previsti dal decreto attuativo.
La delicatezza di una partita ancora aperta
Sebbene le dichiarazioni di Mulas lascino intendere che il pericolo più immediato sia rientrato, la partita sulla definizione dei confini amministrativi della montagna italiana resta delicata e tutt’altro che chiusa. La legge 131, voluta dal governo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, modifica infatti i criteri per la ripartizione dei fondi, toccando nervi scoperti e interessi vitali per centinaia di piccoli comuni. L’obiettivo delle regioni appare ora quello di consolidare una posizione unitaria, basata sulla proposta abruzzese, per negoziare con il governo centrale una soluzione che eviti lo “sfollamento” amministrativo di intere comunità dalle zone interne. Molti di essi, infatti, pur non rispettando forse rigidamente alcuni indicatori altimetrici o demografici, incarnano a pieno titolo le difficoltà e le potenzialità delle aree marginali, il cui sviluppo non può prescindere da un riconoscimento formale della loro condizione.




