Bot, l'asta del 10 giugno e il flop del collocamento supplementare: 8,5 miliardi sul mercato

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Tesoro ha fatto il pieno, o quasi, sul mercato primario nella giornata di mercoledì 10 giugno, piazzando la nuova tranche di Bot annuali con scadenza fissata al 14 giugno 2027. L’importo complessivo, come da comunicazioni ufficiali del Mef, si è attestato a 8,5 miliardi di euro (una cifra che rappresenta il classico rinnovo del debito in scadenza) a fronte di richieste che hanno abbondantemente superato l’offerta, ferme a 12,129 miliardi.

Questo surplus di domanda, che si traduce in un rapporto di copertura pari a 1,43, racconta di un appetito ancora vivace per il brevissimo termine italiano, nonostante un rendimento che si è rivelato sostanzialmente stabile rispetto ai precedenti appuntamenti: il tasso medio ponderato ha chiuso al 2,695%.

Il "no" al consiglio e il segnale del mercato secondario

Nonostante la buona riuscita del collocamento in termini quantitativi, l’operazione in oggetto non è stata inserita nella lista dei titoli consigliati dagli analisti, i quali – come spesso accade in contesti di mercato incerti o di rendimenti reali poco attraenti – hanno preferito suggerire un approccio attendista.

E bisogna dire che, a conti fatti, quel titolo (identificato dal codice ISIN IT0005716714) presenta delle peculiarità tecniche degne di nota per chi osserva i listini: da giovedì 11 giugno lo stesso strumento è ufficialmente quotato sul MOT, il Mercato Telematico delle Obbligazioni gestito da Borsa Italiana. Per chi volesse monitorare l’andamento di questa specifica emissione, quella del MOT rappresenta la bacheca naturale dove il prezzo oscillerà in base alla liquidità e alla percezione del rischio sovrano nei prossimi mesi.

Collocamento supplementare: un buco nell'acqua da 850 milioni

Il vero colpo di scena, se così si può definire in una cronaca finanziaria, arriva però dal collocamento supplementare riservato agli operatori specialisti (i cosiddetti primary dealer), svoltosi giovedì 11 giugno. In quella sede, la Banca d'Italia ha comunicato un esito piuttosto raro: l’ammontare assegnato è stato nullo. Zero virgola zero. E questo nonostante fosse stato offerto un importo consistente, pari a 850 milioni di euro.

Insomma, la seconda tranche dell'operazione è andata praticamente deserta, un segnale che potrebbe suggerire una certa saturazione della domanda per quel titolo specifico dopo l'enorme mole assorbita il giorno prima, oppure una valutazione meno favorevole delle condizioni di prezzo da parte dei grandi investitori istituzionali.

Numeri in circolazione e il contesto di mercato

Di conseguenza, l’importo totale in circolazione per il Bot in questione resta fermo a 8,5 miliardi di euro, derivanti esclusivamente dal collocamento del 10 giugno. A volare più alto è invece la mole complessiva dei Buoni Ordinari del Tesoro nel loro insieme: al 12 giugno la circolazione globale toccava quota 141,48 miliardi di euro. Un dato, quest’ultimo, che fotografa il peso specifico di questi strumenti nelle casse pubbliche.

Nel dettaglio tecnico dell'operazione principale, il Bot ha una vita residua di 367 giorni; chi ha partecipato ha dunque acquistato un classico zero-coupon, laddove il guadagno è dato esclusivamente dallo scarto di emissione rispetto al valore nominale rimborsato a scadenza, un meccanismo che (in assenza di cedole intermedie) resta molto sensibile alle variazioni dei tassi di interesse decisi dalla Banca Centrale Europea.

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