I dubbi sulla salute di Mojtaba Khamenei e la strategia mediatica del regime: video e incontri per rassicurare Teheran

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La successione alla Guida Suprema dell'Iran si sta rivelando un capitolo complesso e, per certi versi, opaco, della storia recente della Repubblica islamica. A distanza di cinque mesi dalla nomina di Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali Khamenei lo scorso marzo, il nuovo leader supremo del Paese resta una figura avvolta nel mistero. Le sue apparizioni pubbliche sono state finora praticamente inesistenti, alimentando un fiume di interrogativi non solo sulle sue condizioni di salute, ma anche sulla reale tenuta del vertice del regime.

Una situazione di stallo che Teheran sta cercando di gestire con una strategia di comunicazione che alterna fugaci segnali a promesse di visibilità, nel tentativo di arginare le voci che da settimane agitano gli ambienti politici e i media internazionali.

Un video "senza data" e l'incontro con Pezeshkian

L'ultimo, e forse il più significativo, tentativo di mostrare un regime in piena attività è arrivato attraverso i media semi-ufficiali iraniani, che hanno diffuso un video in cui si vede l'ayatollah Mojtaba Khamenei durante quella che sembrerebbe una lezione di giurisprudenza. L'agenzia di stampa Mehr aveva già diffuso, nel marzo 2026, un video che sembra essere stato registrato durante lo stesso evento, una coincidenza che ha immediatamente scatenato il sospetto che si potesse trattare di materiale vecchio, riproposto per creare l'illusione di una normalità che forse non esiste più.

L'Associated Press, come ha prontamente segnalato, non è in grado di verificare in modo indipendente quando e dove sia stato girato il filmato, lasciando così aperta la porta a ogni tipo di speculazione. A fare da contraltare a queste immagini, che molti hanno giudicato poco rassicuranti, è la notizia, rilanciata da fonti iraniane, di un incontro tra Mojtaba Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian.

Secondo quanto riferito, il colloquio sarebbe stato dedicato alle priorità economiche e militari del Paese, temi caldissimi in un momento in cui l'Iran deve fare i conti con le sanzioni internazionali e con una situazione interna complessa. Questo incontro, se confermato, rappresenterebbe uno dei primi segnali concreti di attività istituzionale del nuovo leader, ma per molti osservatori resta un atto dovuto, più che un evento capace di dissipare i dubbi.

L'assenza di immagini o di dichiarazioni ufficiali dettagliate ha finito per gettare un'ombra anche su questo presunto vertice, che molti hanno letto come un tentativo di mostrare una continuità di governo che, nei fatti, appare ancora tutta da dimostrare.

Il ruolo dei Basij e la promessa di nuovi filmati

A gettare ulteriore benzina sul fuoco delle ipotesi ci ha pensato Qasem Qoraishi, vice comandante dei Basij, la potente forza paramilitare di volontari che opera sotto il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e funge da braccio armato e di sicurezza interna del regime.

In un'intervista rilasciata a Mizan, l'organo di informazione ufficiale della magistratura iraniana, Qoraishi ha fatto una dichiarazione che suona come una promessa e, al tempo stesso, come un indizio della pressione mediatica che grava sul vertice: l'Iran prevede di diffondere "a breve" nuovi filmati della Guida Suprema, che lo mostreranno in pubblico e durante incontri con i comandanti militari.

Questa affermazione, più che rassicurare, ha finito per alimentare le perplessità. L'annuncio, infatti, sembra confermare che il regime sia pienamente consapevole del deficit di immagine creatosi e che stia cercando di pianificare una strategia per colmarlo, quasi a voler sceneggiare la presenza di un leader che, nella realtà, appare sempre più sfuggente.

I Basij, in questo contesto, giocano un ruolo di primo piano non solo come garanti dell'ordine pubblico, ma anche come cassa di risonanza della propaganda di Stato, e le loro parole hanno il peso di un messaggio diretto all'opinione pubblica nazionale e internazionale.

Un silenzio che pesa sul futuro del regime

La scomparsa dalla scena pubblica di Mojtaba Khamenei, a cinque mesi dalla sua nomina, rappresenta un'eccezione nella storia della Repubblica islamica. La Guida Suprema, fin dalla rivoluzione del 1979, è sempre stata una figura carismatica e visibile, punto di riferimento assoluto per il popolo e per le istituzioni. Il suo silenzio, invece, sta creando un vuoto che rischia di minare la stessa autorità del vertice, in un momento in cui l'Iran ha bisogno di mostrare compattezza e determinazione.

Le voci sulle sue condizioni di salute, che sono circolate insistentemente nei mesi scorsi, non sono mai state ufficialmente smentite in modo chiaro e inequivocabile, e il tentativo di gestire la comunicazione attraverso video datati e annunci di futuri incontri sta paradossalmente peggiorando la situazione.

La strategia messa in campo da Teheran, fatta di annunci e di apparizioni "senza data", appare dunque un'arma a doppio taglio. Da un lato, cerca di placare le ansie di una popolazione che chiede rassicurazioni sulla guida del Paese; dall'altro, finisce per alimentare quelle stesse voci che vorrebbe mettere a tacere.

L'attesa per i nuovi filmati promessi dai Basij è destinata a trasformarsi in un nuovo banco di prova per il regime, che dovrà dimostrare di avere un leader in grado di governare e di farsi vedere, una condizione imprescindibile per chi, come la Guida Suprema, rappresenta il vertice assoluto di un potere che si fonda anche e soprattutto sul consenso e sull'immagine.

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