Leone XIV in Angola: «Sull’Africa le mani di prepotenti interessi. La vita ridotta a merce di scambio»
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Redazione Esteri
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«Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivistica». La denuncia, affidata a un passaggio del discorso pronunciato al Palazzo Presidenziale di Luanda, porta la firma di Papa Leone XIV, giunto ieri pomeriggio nella capitale angolana per la terza tappa del suo lungo viaggio apostolico nel continente africano. Parole, le sue, che tracciano un solco netto nella terra martoriata da decenni di sfruttamento: l’Africa, ha spiegato il Pontefice, è stata storicamente percepita – e lo è tuttora – come un luogo dove «dare o, più spesso, da prendere qualcosa», un’area geografica ridotta a mero serbatoio di risorse nelle mani di pochi. È necessario, ha ammonito il Santo Padre rivolgendosi alle autorità locali e al presidente João Lourenço, «rompere questa catena di interessi che riduce la realtà e la vita stessa a una merce di scambio», spezzando l’arroganza di élites concentrate nell’accumulo di ricchezze che hanno finito per frantumare l’armonia sociale del paese.
L’abbraccio ai fedeli e la tappa a Muxima
Il viaggio del Papa, che si sta rivelando più faticoso del previsto, prosegue oggi con un programma serrato. In mattinata, Leone XIV si è trasferito dalla capitale alla città satellite di Kilamba, distante circa trenta chilometri – una realtà urbanistica realizzata in pochi anni da imprese cinesi con ingenti investimenti nel paese – dove ha celebrato una messa solenne alle ore 10 locali (le 11 in Italia) davanti a una folla oceanica. Nel pomeriggio, alle 15.45, il Pontefice si sposterà in elicottero verso Muxima, località raggiungibile dopo oltre due ore di strada da Luanda quando il paesaggio urbano lascia il posto a baobab ed euforbie, per presiedere la recita del Rosario al Santuario di Mamã Muxima. In quella radura brulla, migliaia di ragazzi, giovani e donne si sono già accampati con tende e rosari in mano, in attesa di vedere colui che considerano un profeta di giustizia in un paese dove, nonostante l’enorme ricchezza di petrolio e diamanti, circa un terzo della popolazione vive sotto la soglia di povertà.
La polemica a distanza con Trump e il racconto mediatico
L’attesa per i gesti del Papa, però, rischia di essere oscurata da un copione mediatico che non riguarda l’Africa. La trasferta, nata con l’obiettivo dichiarato di dare voce a un continente segnato da guerre e disuguaglianze, subisce il condizionamento delle polemiche a distanza con Donald Trump, presidente degli Stati Uniti da ormai più di un anno. Dei lunghi discorsi tenuti in Algeria e in Camerun – dove Leone XIV ha tuonato contro «un mondo devastato da una manciata di tiranni» – sono finiti nel calderone dello scontro politico solo brandelli estrapolati dal contesto. Lo stesso Pontefice, parlando ai giornalisti a bordo dell’aereo che lo portava a Luanda, ha voluto chiarire un equivoco di fondo: il sermone sui «despoti», scritto due settimane fa e letto in Camerun, non era una risposta alle critiche del presidente americano (che giorni prima aveva dichiarato di non essere «un grande fan» del Papa). «È stato percepito come se stessi cercando di discutere di nuovo con il presidente – ha spiegato Leone XIV – ma non è assolutamente nei miei interessi». Un tentativo, quello del Pontefice, di restituire centralità ai veri temi del viaggio, a cominciare dall’appello alle autorità angolane affinché «non temano la dissidenza» e non soffochino «le visioni dei giovani e i sogni degli anziani».
Il paradigma estrattivista e le cicatrici sociali
L’attacco frontale alla «logica estrattivistica» rappresenta il filo rosso dell’intera giornata angolana. Leone XIV ha descritto un continente, l’Africa, che possiede ricchezze materiali su cui «prepotenti interessi mettono le mani», dimenticando che la vera risorsa risiede nella gioia e nella speranza dei suoi popoli. Un paradigma, questo, che ha lasciato cicatrici profonde: se da un lato l’Angola è uno dei maggiori produttori di greggio del continente, dall’altro la popolazione ha subito sulla propria pelle le conseguenze di una crescita che esclude e discrimina. «Voi portate le cicatrici – ha affermato il Papa – sia dello sfruttamento materiale sia del tentativo di imporre un’idea sulle idee degli altri». Al cospetto delle autorità, il Pontefice ha quindi esortato a mettere il bene comune davanti all’interesse particolare, assicurando che «la storia darà ragione a chi sceglie la giustizia, la pace, la tolleranza e la riconciliazione», mentre i «despoti e tiranni, sia del che dello spirito, cercano di rendere le anime passive e docili al potere».




