Mosca rilancia l'idea di una governance Onu per l'Ucraina, Londra valuta nuove sanzioni per il caso Navalny
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Redazione Esteri
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Alla vigilia di un nuovo round negoziale che si terrà a Ginevra, un appuntamento diplomatico che vedrà seduti allo stesso tavolo – seppur con mediazione statunitense – le delegazioni di Mosca e Kiev, il viceministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha rilanciato un'ipotesi tutt'altro che nuova, ma dal peso specifico notevole. In un'intervista all'agenzia Tass, Galuzin ha parlato della possibilità di introdurre una "governance esterna temporanea" per l'Ucraina, un'amministrazione che opererebbe sotto l'egida delle Nazioni Unite. L'idea, che era già stata evocata da Vladimir Putin nel marzo del 2025, secondo il diplomatico servirebbe a creare le condizioni per "lo svolgimento di elezioni democratiche" nel Paese, dalle quali possa emergere un esecutivo "capace" con cui siglare un "trattato di pace completo". Mosca, che considera la leadership di Volodymyr Zelensky ormai illegittima, ha fatto sapere di essere pronta a discutere la proposta con Stati Uniti e paesi europei, citando precedenti storici di amministrazioni internazionali provvisorie in scenari post-conflitto come quelli del Kosovo o di Timor Est. Una prospettiva, questa, che suona come un tentativo di mettere in discussione la sovranità e la continuità istituzionale di Kiev, e che arriva mentre il governo ucraino, con le istituzioni formalmente operative, chiede invece garanzie di sicurezza concrete e vincolanti.
Parallelamente al fronte diplomatico, che si prepara all'incontro di martedì e mercoledì nella città svizzera – un confronto che vedrà tra gli altri gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner confrontarsi con le parti – si registrano movimenti significativi anche sul versante delle pressioni internazionali. Il Regno Unito, attraverso la voce del ministro degli Esteri Yvette Cooper, ha annunciato la disponibilità a valutare un inasprimento delle misure sanzionatorie a carico della Federazione Russa. La mossa di Londra è una risposta diretta alle rivelazioni emerse durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco, dove cinque nazioni europee – Regno Unito, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi – hanno presentato le conclusioni di analisi di laboratorio sui campioni biologici prelevati dal di Alexei Navalny, l'oppositore del Cremlino morto in circostanze mai del tutto chiarite in una colonia penale artica due anni fa. Gli esami, stando a quanto dichiarato, avrebbero inequivocabilmente dimostrato che Navalny fu avvelenato con l'epibatidina, una tossina potentissima originariamente presente nelle raganelle sudamericane, puntando il dito contro la responsabilità dello Stato russo.
Droni incrociati sul Mar Nero e infrastrutture nel mirino
Mentre la diplomazia prova a tessere la sua trama, sul terreno e nei cieli dell'Ucraina e della Russia meridionale la guerra continua a dettare la sua agenda, fatta di incursioni e devastazione. Le forze di Kiev hanno rivendicato un attacco condotto con velivoli senza pilota contro il porto di Taman, situato nella regione di Krasnodar, un'infrastruttura critica affacciata sul Mar Nero. Il governatore locale, Veniamin Kondratyev, ha confermato l'accaduto, parlando di danni riportati da un serbatoio di stoccaggio del petrolio, un magazzino e alcuni terminal, nonché di due persone rimaste ferite nell'incursione. Un'operazione, quella ucraina, che si inserisce in una strategia più ampia volta a colpire le fonti di sostentamento economico della macchina da guerra russa, in particolare le esportazioni di greggio. D'altro canto, non si fermano le offensive russe, che continuano a martellare le retrovie ucraine con l'obiettivo dichiarato di fiaccare la resilienza del Paese: nella regione di Odessa, i detriti di droni abbattuti e gli ordigni giunti a segno hanno provocato danni a infrastrutture civili e di trasporto.
Il nodo delle garanzie di sicurezza e il monito dell'Unione Europea
Nel dettaglio di quanto avvenuto a Odessa, l'amministrazione militare locale ha riferito di un attacco notturno su vasta scala che ha preso di mira, tra l'altro, un'infrastruttura ferroviaria. Un serbatoio ferroviario è stato centrato, causando una fuoriuscita di carburante e un conseguente incendio, poi domato dai vigili del fuoco. Oltre ai danni materiali diretti, l'ondata d'urto delle esplosioni ha lesionato finestre in edifici residenziali e istituti scolastici, mentre un blackout elettrico di emergenza ha lasciato temporaneamente senz'acqua diverse zone della città. Un quadro di distruzione che mira chiaramente a logorare la vita quotidiana dei civili, in quello che Kiev definisce un tentativo di "militarizzare l'inverno". Nel frattempo, Volodymyr Zelensky, nel corso dei suoi incontri a margine della conferenza di Monaco con il segretario di Stato americano Marco Rubio e in successivi colloqui telefonici con gli inviati Witkoff e Kushner, continua a battere il tasto delle garanzie di sicurezza, ritenute indispensabili prima di qualsiasi accordo.
La posizione dell'Unione Europea, ribadita dall'Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas, resta di estrema fermezza. Da Monaco, Kallas ha messo in guardia dall'eventualità che Mosca possa ottenere al tavolo negoziale ciò che non è riuscita a conquistare militarmente sul campo, un monito chiaro affinché le eventuali concessioni non si trasformino in un pericoloso precedente. Le richieste russe, che spaziano dal ritiro delle truppe ucraine dal Donbass al riconoscimento delle annessioni territoriali, si scontrano con la necessità di Kiev di ottenere impegni vincolanti e duraturi per la propria sicurezza futura, in un negoziato in cui le distanze tra le parti appiono ancora profonde e difficilmente colmabili.




