Ginevra, nuovo round negoziale tra le parti mentre volano i missili e Mosca rilancia l’ipotesi di una governance Onu per Kiev
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Redazione Esteri
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Si è aperto oggi a Ginevra un nuovo, delicatissimo round di negoziati tra le delegazioni di Russia, Ucraina e Stati Uniti, un confronto che si svolge all’ombra di una delle offensive aeree più intense degli ultimi mesi e di una proposta russa, quella di un’amministrazione temporanea sotto l’egida dell’Onu, che getta un’ombra inquietante sulla sovranità del paese invaso. Le delegazioni, guidate rispettivamente da Vladimir Medinsky per Mosca e da Rustem Umerov per Kiev, si sono riunite nella città svizzera mentre l’allarme aereo risuonava in tutte le regioni ucraine e i missili da crociera, come segnalato da Ukrinform, solcavano i cieli verso Vinnytsia e Odessa, a testimonianza di come la diplomazia proceda in parallelo, e in aperto contrasto, con la logica spietata del campo di battaglia.
La pressione di Washington e l’asse dei colloqui allargati
Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha voluto imprimere una svolta decisa al suo stile di politica estera, e lo ha fatto con un avvertimento diretto a Volodymyr Zelensky, pronunciato a bordo dell’Air Force One: è arrivato il momento, per l’Ucraina, di mostrare maggiore disponibilità al tavolo delle trattative, perché è meglio che si sieda presto a discutere. Un’ingiunzione che arriva in un momento di particolare vulnerabilità per Kiev, alle prese con una situazione critica sul fronte della difesa aerea, nonostante l’annuncio del presidente ucraino, reduce da due giorni intensi alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, riguardante l’arrivo di nuovi pacchetti di aiuti dai partner occidentali, missili per la protezione balistica in primis, che hanno rappresentato il problema numero uno per tutto l’inverno.
I negoziati di Ginevra, che vedono la partecipazione degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, non sono però un tavolo esclusivo per la crisi ucraina. La città svizzera ospita contemporaneamente un secondo, non meno complesso, filone diplomatico: quello indiretto con l’Iran sul suo programma nucleare, mediato dall’Oman. Un doppio binario che dimostra come l’amministrazione Trump stia cercando di affrontare su più fronti quelle che considera minacce globali, con un approccio che unisce la minaccia di “conseguenze” in caso di mancato accordo con Teheran alla spinta, nei confronti di Kiev, affinché ceda terreno in cambio di una pace i cui contorni restano ancora tutti da definire.
La proposta di Mosca e il nodo della legittimità
Alla vigilia dell’incontro, Mosca ha rilanciato con forza una proposta destinata a polarizzare ulteriormente il dibattito: l’istituzione di una “governance esterna temporanea” per l’Ucraina, da attuarsi sotto l’egida delle Nazioni Unite al termine delle ostilità. Il viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin, riprendendo un’idea già evocata da Vladimir Putin lo scorso anno, ha parlato di una delle possibili opzioni per consentire lo svolgimento di elezioni democratiche che portino al potere un governo legittimato a firmare un trattato di pace, una chiara allusione al fatto che, per il Cremlino, l’attuale leadership di Kiev non sarebbe rappresentativa. Una posizione, questa, che trova una sponda implicita nelle parole dello stesso Trump, il quale aveva in passato definito Zelensky un “dittatore” per aver rinviato le consultazioni elettorali, sebbene la Costituzione ucraina le vieti in tempo di guerra. Zelensky, dal canto suo, ribadisce la propria disponibilità al voto, ma solo dopo l’instaurazione di un cessate il fuoco effettivo di almeno due mesi, una condizione che appare al momento irrealistica.
Le reazioni europee e la complessa architettura di garanzie
Sullo sfondo, l’Europa osserva con apprensione, consapevole che il proprio destino è ineluttabilmente intrecciato a quello del conflitto. Mykhailo Podolyak, consigliere di Zelensky, ha colto nella conferenza di Monaco un tentativo europeo di porsi come forza trainante, non solo continentale, ma su scala globale; un’ambizione che necessita però di passi concreti e immediati, soprattutto sul terreno delle forniture militari. E proprio di missili per la difesa aerea ha parlato Zelensky al suo rientro in patria, confermando l’arrivo di nuovi sistemi per contrastare quella che è diventata la principale minaccia per le città e le infrastrutture ucraine.
Mentre le diplomazie lavorano, la macchina da guerra russa non si ferma, anzi, accelera. Le autorità ucraine hanno segnalato non solo il lancio di missili da crociera dalle traiettorie preoccupanti, ma anche la presenza di droni e di altri vettori offensivi, costringendo persino la Polonia a chiudere temporaneamente lo spazio aereo in alcune aree. È in questo clima di sospetto e tensione, in cui i delegati discutono a Ginevra mentre le bombe cadono su Odessa, che si gioca una partita nella quale l’Ucraina cerca garanzie di sicurezza vincolanti per vent’anni da parte americana, e la Russia tenta di imporre una narrazione che passa attraverso la delegittimazione dell’avversario e la proposta di una soluzione, quella dell’amministrazione Onu, che molti osservatori leggono come un tentativo di congelare il conflitto a proprio vantaggio.




